Il sorriso del piccolo Giulio, un bambino di Pomezia, è di quelli contagiosi, che non si dimenticano. E vedere i suoi occhi che si spalancano, unitamente al suo «Ammazza! Hai visto mamma!» pronunciato spontaneamente subito dopo essere riuscito a muovere la protesi appena inserita sul suo avambraccio, è ancor più commovente e dà l'idea di quanto la forza di una famiglia e i grandi progressi della medicina e della tecnica a essa applicata stiano garantendo a questo piccolo grande uomo un futuro ricco di scoperte e positività.

Tra passato e futuro
Ciò di cui oggi parliamo parte da lontano, ossia dal 30 aprile di quattro anni fa, giorno in cui un meraviglioso bambino di nome Giulio è venuto alla luce. Stava benissimo ma, purtroppo, all'interno della placenta, il suo braccio destro - nonostante dalle ecografie non risultasse alcunché di anomalo - non si era sviluppato completamente: mancavano parte dell'avambraccio e la manina.

Dopo i primi giorni di smarrimento, il papà Massimo e la mamma Samuela hanno deciso di informare amici e parenti con una lettera, evidenziando come a quel bellissimo bimbo gli avrebbero dato e fatto vivere «una vita normale, piena di amore». «Grazie alle nuove chirurgie di ricostruzione - scrissero subito - vorremmo ottenere presto per lui una manina artificiale che gli permetterà di fare tutto». E così è stato.

Forza e tecnica
In questi suoi primi anni di infanzia, Giulio si è sempre allenato: la muscolatura del braccio destro è stata sempre tonificata e fin dai primi 18 mesi di vita ha utilizzato una protesi, che il fratello maggiore ha simpaticamente chiamato "Energy", nome tratto da quello di un piccolo pony che aveva e di alto significato, visto che significa "Energia". E questa energia è anche alla base della nuova protesi di Giulio, che da anni è seguito da medici ed esperti dell'ospedale "Santa Lucia" di Roma, nella cui Fondazione, per due volte alla settimana, il bimbo prosegue a fare terapia. Una protesi a impulsi elettrici, realizzata dalle Officine pediatriche della Itop SpA di Palestrina, che consente a Giulio di prendere oggetti grandi e piccoli, aprendosi e chiudendosi grazie a quegli impulsi che lo stesso bimbo di Pomezia decide di darle. «Posso tenerla?» dice al tecnico ortopedico Daniele Zenardi, che gli spiega come funziona e resta anch'egli commosso dalla reazione del bimbo. E la stessa meraviglia, come dicevamo in apertura, emerge da uno dei primi esercizi effettuati con la nuova "Energy" insieme alla terapista Hilenia Catania. «Per molti può essere un semplice movimento meccanico - spiega la mamma di Giulio, Samuela -, ma per chi non ha la mano è un miracolo».

Messaggi di speranza
La storia di Giulio, commovente ma anche emblema di quelle che sono le eccellenze italiane nel campo della medicina, delle discipline terapeutiche e della realizzazione delle protesi, è un chiaro messaggio di speranza nei confronti di chi vive la stessa situazione. Anche per questo motivo, la mamma di Giulio ha creato una pagina Facebook denominata "Giulio e l'Agenesia del Braccio" dove è possibile prendere coscienza di tutto quanto abbiamo appena raccontato in queste poche righe. La stessa Samuela cura anche la "Pagina Agenesia, Amputazione, Malformazione Arti Superiori" e un omonimo gruppo chiuso, in cui si confrontano le persone che vivono storie simili a quella di Giulio. «Questo gruppo - spiega Samuela - è stato creato affinché nessuna mamma e nessun papà si trovino al buio».
E siamo sicuri che la luce ben visibile negli occhi del piccolo Giulio illuminerà - e non poco - le vite di tutti e spronerà il mondo ad avere forza nell'affrontare le difficoltà.