Un viaggio affascinante tra la storia di una famiglia che ha governato il territorio per diversi secoli e tante storie che nel corso degli stessi periodi si sono intrecciate con il nome Caetani finendo nelle carceri asservite allo stesso castello di Sermoneta. E' questo il progetto che è stato presentato sabato mattina, nel corso di un'anteprima rivolta esclusivamente alla stampa, dalla Fondazione Roffredo Caetani, che hanno deciso di aprire le stanze parzialmente restaurate. Un restauro chiaramente conservativo proprio per tenere quei graffiti che ornano ogni angolo delle antiche prigioni quanto più naturali possibile. Ad introdurre la giornata e a precedere la visita guidata il presidente della Fondazione, Tommaso Agnoni, e il professor Giovanni Pesiri, consigliere della stessa: «Apriamo un altro angolo straordinario del nostro territorio - ha spiegato Tommaso Agnoni -. Un angolo affascinante dove possiamo ripercorrere la storia di questo Castello attraverso un punto di vista inedito, quello appunto dei carcerati che nel corso dei secoli sono stati rinchiusi nelle antiche prigioni. E questo può avvenire perché non diamo la possibilità ai visitatori di vedere solo i luoghi che un tempo fungevano da prigioni ma anche di leggere, personalmente, le incisioni e quindi le storie delle persone che vi sono state rinchiuse. Il nostro obiettivo e la ragione per la quale i Caetani hanno voluto istituire la Fondazione, è proprio questo: conservare questo enorme patrimonio storico e culturale e metterlo a disposizione delle future generazioni. Il Castello Caetani di Sermoneta - ha concluso il presidente della Fondazione Roffredo Caetani - è un fiore all'occhiello che merita di essere ulteriormente valorizzato e sono certo che i visitatori, dopo una passeggiata nella bellissima Sermoneta e magari a Ninfa, come nel resto del meraviglioso territorio pontino, resteranno affascinati dalle storie nascoste anche tra le mura di questa fortezza. Storie antichissime, anche avvolte dal mistero, storie affascinanti che si perdono nei secoli e che oggi stiamo contribuendo a riscoprire».