Una "zona franca" per il Golfo di Gaeta che, abbracciando i territori infracomunali gestiti dall'Ente consortile, possa permettere lo svolgimento di attività produttive in un diverso contesto economico. Questa la proposta, formulata già da diversi anni dagli amministratori del Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Sud Pontino, che è stata ora fatta propria dalla Cise (Confederazione Italiana per lo Sviluppo Economico), il cui presidente, Giosy Romano, ha sottolineato come: «Il Mediterraneo non è un'area in cui si affacciano Paesi diversi, separati da confini politici, ma una macroregione dove far rivivere il concetto di "mare nostrum" e veicolare i nostri prodotti. Pertanto, fedeli a quella che è la vera e propria mission della blue economy e della nostra Confederazione - ha proseguito Romano - ci stiamo fortemente impegnando per supportare le nostre imprese all'estero, per trovare capacità di investimento e garantire loro le condizioni migliori». A conti fatti, quindi, la creazione di una "zona franca" nel Golfo aprirebbe scenari nuovi ed appetibili, dando vita ad un'area mediterranea con ai vertici, o come porti di riferimento, Napoli, Gaeta, La Valletta, Alessandria d'Egitto e Tunisi, dove beneficiare di sgravi fiscali, poter investire e trovare le condizioni ottimali per attrarre nuovi capitali esteri.