Come da tradizione locale, oggi pomeriggio, il vescovo Mariano Crociata ha presieduto la Santa Messa del Crisma, tenuta nella cattedrale di San Marco a Latina. Con lui a concelebrare tutti i sacerdoti presenti in diocesi e il collegio dei diaconi oltre a numerosi fedeli. Nel corso della celebrazione i presbiteri hanno rinnovato le loro promesse sacerdotali. Successivamente, monsignor Crociata ha benedetto gli Olii santi e il sacro Crisma, i quali vengono utilizzati per amministrare i alcuni Sacramenti (battesimo, unzione degli infermi, ordine sacro, cresima).

Nell'occasione, il Vescovo ha distribuito una «Lettera» ai presbiteri, estesa comunque anche ai fedeli, il cui titolo Abbiamo bisogno di respiro rimanda a una riflessione sul dono del ministero sacerdotale e sul servizio pastorale a favore delle comunità locali e dell'intera comunità diocesana, che vanno sempre incoraggiate a guardare al futuro con fiducia e speranza, anche quando i tempi attuali sembrano andare in un'altra direzione.

«Il motivo che mi spinge a farlo – scrive Crociata - viene dalla constatazione che in tanti di noi, e attorno a noi, prevale una sensazione di fatica, di affanno, di stanchezza, di delusione e scoraggiamento, piuttosto che di serenità e di gioia. Si coglie purtroppo un senso di scontento che serpeggia, e talora anche traspare dai volti, da parole, scelte, atteggiamenti». Il Vescovo è consapevole che «tanta gente soffre oggi – e forse bisognerebbe dire che tutta la società soffre – per mancanza di speranza; e mancare di speranza è come non avere l'aria per respirare. La nostra vita respira quando c'è abbastanza spazio e possibilità per guardare avanti, per vedere oltre, per poter camminare e affrontare tutto con coraggio in vista di un obiettivo, di una meta. Noi, con la potenza della grazia che agisce attraverso il ministero, abbiamo la possibilità e la responsabilità di trasmettere ai nostri fratelli e sorelle questo senso di fiducia, di futuro, di speranza, di coraggio, di rimetterlo continuamente in circolo nelle nostre comunità e nell'intero tessuto della vita sociale.

I problemi della vita, anche sacerdotale, vanno affrontati con realismo per «provare a ricominciare quando tutto sembra finito e non si ha nessuno voglia di riprovare». L'invito di Crociata è chiaro: «Non cediamo pertanto all'avvilimento e alla rassegnazione, non diamo spazio dentro di noi al sentimento dello scontento o, peggio ancora, della rabbia. Non importa che le cose non vadano per il nostro verso e che i risultati attesi non arrivino. Prendiamo esempio e accogliamo grazia da Gesù negli eventi pasquali».

Per far questo, conclude Crociata, «è necessario annodare sempre di nuovo i legami e intensificare il dialogo con i nostri collaboratori laici, quelli attuali e i potenziali. Bisogna rompere l'isolamento dal grande contesto sociale che ci circonda e l'accerchiamento dei soliti che rischiano talora di fare da schermo per i molti che vorrebbero avvicinarsi o essere avvicinati. Per far questo bisogna coltivare fede, praticare ascolto, trasmettere l'entusiasmo di credere e la gioia di condividerlo con altri».