In provincia di Latina, lavora poco più di un cittadino su due. A dirlo sono gli ultimi dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze e dell'Istat, elaborati da Infodata de Il Sole 24 Ore, in un rapporto che prende in esame le dichiarazioni dei redditi eseguiti in ogni Comune. L'indagine, relativa alla fascia d'età lavorativa 15 - 64 anni, per ogni Comune prende in considerazione la percentuale di cittadini residenti occupati, ma questo non significa che gli stessi devono essere per forza impegnati in un'attività lavorativa all'interno del territorio di residenza.
Per quanto riguarda il dato nazionale, appare subito chiaro come l'Italia non stia navigando in buone acque. Infatti, nonostante abbia guadagnato ben tre punti percentuali rispetto allo scorso febbraio (quando l'occupazione era al 58,6%), oggi i lavoratori italiani sono il 61,51% del totale.
La provincia di Latina se la passa ancora peggio. La media matematica del tasso di occupazione provinciale è del 56,66%. La città dove si lavora di più non poteva che essere il capoluogo, che in ogni provincia rappresenta il territorio in cui c'è più offerta. Latina città, con il suo 64,67% di lavoratori attivi, ha un tasso di occupazione più alto di quello nazionale (che però, ricordiamo, è frutto della media matematica tra l'alta percentuale di occupati del Nord e delle basse percentuali del Sud). Seguono le isole di Ponza e Ventotene, che sono rispettivamente al secondo e terzo posto per percentuale di occupati (64,34% e 62,06%) mentre Campoleone, che spesso occupa l'ultima posizione in altre classifiche, come quella per il reddito pro capite, in questo caso è quarta in classifica, con il 61,36% di occupati.
Il Comune con meno lavoratori attivi è invece Monte San Biagio, dove il rapporto tra occupati e disoccupati è prossimo ad essere 1 su 2 (solo il 50,11% ha un lavoro). Vicini al 50% anche Lenola, Spigno Saturnia e Santi Cosma e Damiano.
Il calcolo, come si è detto, è relativo alla fascia di età compresa tra i 15 e i 64 anni e al numero di dichiarazioni dei redditi presentate dal bacino di utenti. Da questo bacino di utenti totali, viene quindi esclusa la quasi totalità degli studenti (buona parte dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni circa), a meno che non abbiano redditi intestati da dichiarare.
Poi c'è la questione del lavoro in nero, uno degli spettri della provincia pontina e che vede occupate (illegalmente) numerose persone, le quali non dichiarando l'attività risultano senza lavoro e senza reddito.