«In quella che doveva essere la casa di vetro, il tempio ateniese della legalità e della trasparenza, è singolare notare come a mio parere esista una strana commistione di personaggi tra la rassegna Lievito promossa dall'associazione Rinascita Civile, l'amministrazione comunale di Latina e il sindaco Coletta». Affonda il colpo sulla manifestazione fiore all'occhiello delle proposte culturali del Comune il consigliere comunale della Lega Massimiliano Carnevale. Carnevale già in passato aveva contestato le modalità con cui venivano concessi spazi a Rinascita Civile, l'associazione culturale da cui è germinato il movimento civico Lbc. «Da Lievito a Piazza del Popolo e viceversa, gli ex assessori di Coletta ora sono al vertice del cartellone di eventi in città - spiega il consigliere - fin qui però non ci sarebbe nulla di male, senonché il sindaco Coletta, come ha avuto modo di affermare in consiglio comunale lo scorso 7 novembre 2018, ha ammesso di aver fatto parte dell'associazione in questione e forse se ne considera ancora parte attiva. Non si spiegherebbe altrimenti la concessione, attraverso la delibera di giunta 113/2019 dell'11 Aprile scorso, del foyer del Teatro d'Annunzio con uno sconto del 70% sui canoni normalmente richiesti, la concessione in uso gratuito della sala multimediale del Museo Cambellotti e la 'strana' prevendita dei biglietti della manifestazione effettuata presso il botteghino del teatro stesso. Viene spontaneo domandarsi se ad altre associazioni sarebbero mai state concesse agevolazioni simili, dal momento che già in passato la stessa Rinascita Civile ebbe modo di organizzare manifestazioni con il patrocino del Comune ma senza ottenere la dovute autorizzazioni al Suap come verificato attraverso un accesso agli atti». Oggi il consigliere si domanda anche a quale titolo la prevendita dei biglietti venga fatta presso il botteghino del Teatro D'Annunzio e se tale prevendita sia stata o meno autorizzata dagli uffici e dall'assessorato alla Cultura, ma soprattutto se questa volta per la manifestazione Lievito l'associazione Rinascita Civile si sia degnata di chiedere e ottenere le dovute autorizzazioni e se siano state garantite le prescrizioni sulla sicurezza dettate dalle circolari emanate dal ministero degli interni, anno 2017 e 2018, che indicano tutti gli adempimenti a carico dei soggetti coinvolti nell'organizzazione di eventi per l'ottenimento delle necessarie autorizzazioni. «L'interrogativo è d'obbligo, accertato che anche eventi organizzati dalla stessa amministrazione, vedi ‘SvagArti', erano carenti delle dovute autorizzazioni non garantendo un adeguato piano della sicurezza». «Per ultimo sottolineo - conclude - che il Teatro D'Annunzio è ad oggi ancora inagibile per molti eventi culturali, per il cartellone di spettacoli e probabilmente lo sarà anche per i saggi delle scuole di danza che ogni anno a giugno regalano un momento unico ai giovani della nostra città».

Questa la risposta dell'assessore Silvio Di Francia:

"Rispondo volentieri al consigliere Carnevale nella speranza di fugare i dubbi da lui avanzati. Mi sono preso la responsabilità di portare in giunta la delibera che prevede uno sconto per l'affitto del Foyer del D'Annunzio (non del teatro che come si sa è chiuso) e la gratuità, tranne il pagamento dell'iva, della sala multimediale del Cambellotti in favore della rassegna Lievito 2019.

Per questa parte mi sono attenuto alle regole sancite sia dalla giunta che dal consiglio comunale. Stessi provvedimenti sono stati presi anche dalle precedenti amministrazioni nei confronti della medesima manifestazione. Ma c'è un'altra questione che a me sembra forse di maggior rilievo: Lievito è una manifestazione culturale - dal carattere profondamente volontario e non commerciale - giunta alla sua ottava edizione. Raccoglie interesse e consensi sin dalla sua prima edizione.

Forse a Carnevale, Lievito non piace o non interessa: ciò è legittimo; è però contraddittorio invocare, come spesso si fa, il rilancio del ruolo della cultura per la vita delle città e contemporaneamente invocare l'esatto opposto.

Qualche tempo fa Tremonti, credendo di fare dello spirito, affermò che con la «cultura non si mangia» inaugurando una stagione di tagli che ha colpito sia le grandi istituzioni culturali nazionali che le politiche culturali delle città. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: un impoverimento della vita civica che rende la società più povera e chiusa in sé stessa. Offrire spazi, non potendo sostenere direttamente le manifestazioni di valore - dunque non solo Lievito ma spero molte altre - nelle mie intenzioni rappresenta un piccolo e purtroppo ancora insufficiente segno che intende invertire la tendenza".