Futuro nel limbo per quanto riguarda il trasporto pubblico locale e, in attesa che la situazione si chiarisca, il Comune di San Felice Circeo è stato costretto a prorogare l'affidamento formalizzato nel 2010 e scaduto già a fine 2018. Il nodo sta nella ridefinizione dei servizi minimi in itinere in Regione, ente che finanzia il trasporto pubblico locale. La procedura dovrebbe concludersi a maggio 2019 e la prima applicazione è prevista per il 2020. Una situazione di generale incertezza che pesa anche sugli enti locali, che cinque anni fa hanno già dovuto fare i conti con una riduzione della percorrenza del trasporto pubblico locale. San Felice, ad esempio, è passato da 335.480,12 chilometri a 310.058 chilometri: il 10,30% in meno.
L'appalto affidato nel 2010 dal Comune, dicevamo, è scaduto nel 2018. L'Ente, però, non può procedere all'indizione di una nuova procedura ad evidenza pubblica (come viene specificato in una recente delibera di Giunta che dà indirizzi ai responsabili dei settori competenti). Il perché lo si spiega poco dopo. Pesano principalmente le «difficoltà e incertezze soprattutto relative all'assegnazione delle risorse economiche da parte della Regione Lazio dovute all'attuale periodo di transizione della normativa regionale». Cosa fare? Di sicuro non si può pensare di interrompere il servizio di trasporto pubblico, che è essenziale. Un eventuale stop, difatti, andrebbe a causare gravi disagi all'utenza, ma pure possibili danni per l'Ente. Per questo motivo, la Giunta ha dato il via libera alla prosecuzione del servizio nelle more della definizione e dell'attuazione della normativa regionale. Ciò avverrà agli stessi patti, termini e condizioni del precedente accordo. È stata però inserita una clausola per la quale la ditta si impegna a esigere solo quanto corrisposto dalla Regione e, qualora questi fondi dovessero ridursi, la stessa andrebbe a ridurre in termini proporzionali anche i chilometri percorsi.