Il caso
12.05.2019 - 08:30
Un atto contestato sin dal suo esordio e dalla sua approvazione in Giunta, il regolamento dell'Avvocatura comunale redatto su indirizzo politico di sindaco e vicesindaco e su proposta della direttrice generale Rosa Iovinella. Dopo la censura della Funzione pubblica della Cgil e dell'UNAEP Lazio (l'Unione nazionale degli Avvocati degli enti pubblici) la stoccata finale e definitiva al documento è arrivata dall'Ordine degli avvocati di Latina. Una censura che deve aver insinuato il dubbio nelle convinzioni di sindaco e vicesindaco, al punto da ricondurre tutto all'intenzione di una revisione del testo prima del suo arrivo in Consiglio comunale. Ma sul fronte politico è l'opposizione a censurare quella che, troppo spesso, sta diventando la metodica utilizzata a Palazzo: confezionare provvedimenti in Giunta con piglio monodirezionale e senza concertazione con le parti. «Il caso del regolamento dell'Avvocatura comunale riscritto dalla segretaria generale Rosa Iovinella – dice il senatore Nicola Calandrini - denota ancora una volta la superficialità di questa amministrazione che è riuscita a produrre un atto tale da porla in contrasto persino con l'ordine degli avvocati di Latina». Calandrini vorrebbe capire quale urgenza ha spinto a voler riscrivere il regolamento e approvarlo con delibera di giunta «con una fretta tale da non coinvolgere neppure minimamente il consiglio comunale, stante la delicatezza del tema. Il nuovo atto inoltre è stato contestato non da quella opposizione di cui il sindaco farebbe volentieri a meno, ma dallo stesso ordine presieduto da Gianni Lauretti secondo cui vengono minati "valori fondamentali e quindi inderogabili della professione forense" tali da non rendere giustificabile l'iscrizione dei legali dell'Avvocatura comunale nell'elenco speciale dell'albo professionale». E le domande non mancano su questo punto.
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