Prendere una norma transitoria studiata per una fase emergenziale, la legge di bilancio della finanziaria 2019 al comma 246, per metterci dentro tutto il pacchetto destagionalizzazione e accontentare con poco le aspirazioni frustate degli operatori balneari, che hanno sempre chiesto la possibilità di offrire servizi d'inverno con strutture e modi adeguati. Così il senatore di Fratelli d'Italia Nicola Calandrini considera, e non esita a definire un bluff, la delibera sulla destagionalizzazione che approderà nel consiglio di mercoledì, quella che nell'ultima commissione ambiente è passata con i soli voti della maggioranza.
La proposta deliberativa elaborata dagli uffici consentirà agli operatori balneari, che ne faranno richiesta, di non smontare le strutture, a fronte della garanzia di un servizio di apertura e fornitura di alcuni servizi anche durante la stagione invernale, garantendo a tal fine l'apertura di un minimo di almeno tre lidi in turnazione. Ma per Calandrini, che ha sollecitato più volte la giunta Coletta su questo tema, «è fumo negli occhi». «Mi dispiace - dice - non poter essere presente alla discussione visto che contemporaneamente avrò una lunga seduta in Senato dove per altro è previsto un intervento del premier Conte.
Ma il mio pensiero è del tutto negativo verso la destagionalizzazione così come sarà proposta in consiglio comunale. L'atto che sarà discusso è un disastro che non tiene conto delle esigenze degli operatori balneari, i quali chiedono la destagionalizzazione da anni e quello che stanno per ricevere è un qualcosa per loro irrealizzabile. Prima di destagionalizzare sarebbe servito un PUA che rendesse possibile ampliare le strutture di loro competenza nel rispetto delle normative regionali, e allora sì, si sarebbe potuta praticare la destagionalizzazione.
Il Pua fantasma
Ma il Pua dove sta? Una bozza di PUA c'era già, era stata realizzata dalla precedente amministrazione e condivisa con gli esercenti del litorale. Per Calandrini si sarebbe potuto ripartire da là e risparmiare tempo. «Invece - incalza - Coletta ha preferito disfarsene, senza motivo, e dare un incarico all'architetto Pacella per realizzare un piano nuovo di zecca, garantendo che all'avvio della stagione balneare 2019 il Piano di Utilizzazione degli Arenili sarebbe stato pronto. Ovviamente di questo nuovo Pua non c'è traccia, l'ennesimo ritardo, l'ennesimo annuncio mai seguito dai fatti. Nel frattempo, come se niente fosse, il Comune di Latina va avanti per la sua strada e crea un'inapplicabile destagionalizzazione che prevede che gli operatori del lungomare possano mantenere fisse le strutture di cui sono titolari fino a dicembre 2020, così come prevede la legge di bilancio 2019 al comma 246, ma li obbliga anche a mantenere aperti gli stabilimenti "ogni fine settimana e nei giorni festivi, fatte salve le condizioni metereologiche avverse", e comunque "almeno un fine settimana al mese".
La maggior parte degli stabilimenti balneari del nostro lungomare tuttavia sono manufatti in legno sprovvisti di coperture se non per i locali tecnici di lavorazione. In più, a causa dell'erosione delle coste, diversi tratti finiscono letteralmente in acqua. Così, scoperti e in pieno mare, come si fa a pensare che nella stagione invernale gli stabilimenti possano aprire al pubblico? Io dico che è inconcepibile. Chi andrebbe mai a prendersi il vento, il freddo e l'umidità sul lungomare di Latina a dicembre? Se vogliamo popolare il lungomare anche d'inverno, servono anche strutture adeguate, e senza Pua, gli stabilimenti balneari non possono adeguarsi». Per Calandrini fino ad ora l'amministrazione comunale si è fatta scudo dietro la Regione Lazio ma «la Regione non lega la possibilità di mantenere le strutture montate all'obbligo di tenerle anche aperte. Invece questa amministrazione ha fretta di fare le cose, forse per mettersi una medaglietta sul petto ma questo atto sarà un flop come fu quello votato nel settembre 2016.
Sordi a tutto
«La giunta Coletta e la sua maggioranza - continua il senatore - convinti di avere la verità in tasca, si muovono senza sentire ragioni e senza coinvolgere i gestori degli stabilimenti che avrebbero meritato di essere ascoltati, se non altro per l'impegno che ci mettono ogni giorno in questi mesi estivi per garantire servizi che rendono il lungomare attivo, vivibile e degno di bandiera blu. Sarebbe bastato un po' di buon senso: consentire di mantenere le strutture montate per poi riprendere la stagione balneare magari ad aprile 2020». «Invece gli operatori - conclude - così non potranno sicuramente restare aperti in inverno, e dovranno al contrario sostenere le spese per smontare e poi rimontare le loro strutture».