Le reazioni
13.09.2019 - 20:21
Matteo Grammatico e Vincenzo La Pegna
Una nuova bufera politica si abbatte sul sindaco di Aprilia, Antonio Terra, dopo la condanna della Corte dei Conti per danno erariale rispetto al caso dei rimborsi facili. L'opposizione infatti insorge chiedendo al primo cittadino di chiarire al più presto, non mancando di attaccare il primo cittadino per le grave responsabilità sul caso. Un affondo che arriva dai consiglieri di Fratelli d'Italia, Vincenzo La Pegna e Matteo Grammatico. "Ancora una volta il sindaco Terra tenta di far passare in "sordina" ciò che invece è gravissimo per un amministratore cittadino e per giunta, primo cittadino. La sentenza - affermano La Pegna e Grammatico - con condanna della Corte dei Conti per il reato di danno erariale, scaturita per la refusione delle spese legali, è una chiara sconfitta di chi proclama nelle sedi istituzionali e attraverso gli organi di stampa, termini quali: trasparenza, legalità e legittimità degli atti amministrativi. Secondo la sentenza sia il sindaco Terra, per essere stato determinante con il proprio voto in un palese conflitto di interessi e soprattutto a conoscenza di quanto in precedenza riportato che il responsabile dell'ufficio legale del comune, sia l'avvocato Massimo Sesselego, al fine di dare parere favorevole al pagamento delle parcelle, hanno tratto un ingiusto profitto economico ai danni dell'ente e di conseguenza dei cittadini apriliani. E non bisogna sottovalutare anche il processo penale, dove il giudizio proprio ieri ha rigettato l'istanza promossa dal legale del sindaco che aveva chiesto l'annullamento degli atti, per omessa notifica di conclusione delle indagini. Chiaramente la strategia degli avvocati puntava a far slittare i termini processuali. Proprio per questo, il sindaco Terra dovrà nel processo che si terrà il 2 aprile del prossimo anno, con le accuse di truffa aggravata e falso ideologico. Quello che emerge dall'aspetto meramente politico è l'assoluta mancanza di rispetto delle forze politiche della città e dei suoi cittadini, un sindaco che più volte ribadiva il concetto della legalità sia in consiglio comunale che attraverso i mass media, dichiarando di dimettersi non appena fosse stato rinviato a giudizio per i reati ascrittigli, non soddisfatto dopo il rinvio a giudizio, affermava che avendo avuto l'appoggio incondizionato della sua maggioranza, restava "incollato" alla poltrona fino ad un eventuale condanna".
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