Storia difficile e infinita quella del Teatro D'Annunzio che non riesce a riaprire i battenti, perché mai a posto con la normativa sulla sicurezza.
L'ultima Scia antincendio è stata presentata martedì scorso, e sembrava dovesse essere davvero un ostacolo già superato, nonché l'ultimo, ma il sopralluogo dei vigili del fuoco non è stato risolutivo. Anzi. Adesso mancano delle certificazioni relative agli impianti elettrici e all'omologazione delle poltrone del teatro, cioè i documenti che attestano si tratti di poltrone costruite con materiale ignifugo.
E poco importa che un occhio mediamente esperto possa stabilire senza bisogno di adeguata strumentazione che si tratti di sedute fatte a regola d'arte, né vale il fatto che a produrle sia stata a suo tempo la prestigiosa casa marchigiana Poltrona Frau: ci vogliono i documenti. Ma siccome quelle poltrone furono acquistate nel 1989, a ridosso dell'inaugurazione della Casa della Cultura, è facile comprendere che ritrovare fatture e certificati di garanzia non è uno scherzo. Non basta neppure l'attestazione della direzione lavori che ha seguito il cantiere passo dopo passo: ci vogliono le ricevute della fornitura dei materiali. E senza quelle carte non si va in scena.
Lo sa bene il malcapitato assessore alla Cultura Silvio Di Francia, che si è dovuto attrezzare di corsa per trovare una diversa allocazione per un paio di spettacoli in programma tra sabato e domenica al D'Annunzio. Da sportivo quale è, Di Francia non ha fatto una piega e ha già spostato al Cambellotti le due serate con le musiche da film di Ennio Moricone; non sarà la stessa cosa, ma sempre meglio che far saltare gli spettacoli.
Quello che invece preoccupa l'assessore è l'avvio della stagione teatrale, già andata in fumo nell'anno di disgrazia 2018-2019, e sempre a causa di problemi tecnico-strutturali del D'Annunzio, che pare colto dalla maledizione dell'inagibilità perpetua. Come si fa ad organizzare una stagione teatrale senza avere la certezza della disponibilità di un teatro? Non si può fare. E dopo l'esperienza passata, una figura barbina dopo una trionfale conferenza stampa che annunciava la definitiva riapertura del D'Annunzio, di giocare d'azzardo e rischiare nessuno ha voglia. Dunque, no agibilità - no party. Questa è la regola.
«Stiamo già lavorando per soddisfare anche questa ennesima richiesta - spiega l'assessore ai Lavori Pubblici Emilio Ranieri, che ha sulle spalle l'onere di questa eterna incompiuta - Qualora non dovessimo riuscire a trovare negli archivi tutte le carte che ci sono state chieste, fino all'ultima, allora ne discuteremo con i vigili del fuoco. Contiamo comunque di venirne a capo».
Nessuno è in grado di dire con un minimo di sicurezza quanto tempo ci vorrà per trovare quello che si sta cercando, e dunque nessuno è in grado di prevedere quando il D'Annunzio potrà finalmente ed effettivamente riaprire i battenti.
Una volta che la Scia sarà accettata e presa per buona (le ultime richieste documentali sono state fatte in maniera informale), allora il Comune e i vigili del fuoco potranno concordare la data di convocazione della Commissione di Vigilanza per il sopralluogo che si spera restituirà il teatro alla città di Latina, e insieme a quello una stagione di spettacoli. Una stagione normale, senza colpi di scena.