E' ancora polemica sui lavori per il teatro "D'Annunzio" di Latina, ormai chiuso da 3 anni e la cui riapertura è slittata ancora negli ultimi tempi. Nei giorni scorsi l'associazione Minerva, con il suo presidente Annalisa Muzio, aveva rilanciato la polemica, invitando l'assessore alla Cultura Silvio Di Francia alle dimissioni. Quest'ultimo ha replicato dando come legittime le proteste, ma sottolineando la difficoltà dopo anni di incuria. 

Ora intervengono sul tema anche il consigliere comunale di Lbc Fabio D'Achille e l'assessore ai Lavori pubblici Emilio Ranieri, che gettano la responsabilità sulle passate amministrazioni. 

"Sulla questione del teatro l'amministrazione, intesa sia come parte politica che come amministrativa, sta lavorando coesa per la riapertura". A sottolinearlo è il presidente della commissione Cultura Fabio D'Achille - "Se oggi abbiamo questa situazione di blocco è esclusivamente a causa del fatto che per decenni dalle amministrazioni che si sono susseguite non solo non sono stati stanziati fondi, ma si sono chiusi tutti e due gli occhi sullo stato della manutenzione del Palazzo della Cultura nel suo complesso. Sorprendono pertanto le affermazioni della dottoressa Muzio, che dovrebbe prendersela con chi negli anni non ha fatto nulla per la cultura, e non con chi sta lavorando, e bene, per mantenere in città centinaia di eventi nonostante l'impossibilità di utilizzo di molti spazi pubblici. Se si considera solo Latina Estate, sono quasi duecento. Bene ha fatto l'assessore Silvio Di Francia a risponderle, anche se al momento resta esente da ogni responsabilità sul tema nonostante ogni volta mostri il coraggio della prima linea. Da due anni l'assessore Emilio Ranieri sta lavorando a stretto contatto con gli uffici per restituire il teatro alla città, un bene sottratto alla collettività dall'inerzia e dall'inefficienza di chi ci ha preceduto".
"È facile criticare e alzare la voce quando non si è dentro le cose, con il rischio - come in questo caso - di intervenire senza conoscere a fondo i problemi", è invece il commento dell'assessore Emilio Ranieri, in replica a Muzio.

Dal canto suo, Annalisa Muzio, controreplica:  "In comune, ormai, mi conoscono bene e sanno perfettamente chi sono io, chi sono le associazioni che rappresento (sono stati ospiti, sindaco e assessori vari ai tanti eventi che abbiamo organizzato sia come Minerva che come Osservatorio) quindi l'ironia che colgo nelle parole rilasciate da Di Francia lascia assolutamente perplessi".
L'avv. Annalisa Muzio risponde alle critiche mosse ieri sulla stampa dal presidente della Commissione cultura, Fabio D'Achille e dagli assessori Di Francia e Ranieri competenti, rispettivamente, per cultura e lavori pubblici. Polemiche innescate dopo che il presidente di Minerva, Muzio, ha invitato l'assessore Di Francia a dimettersi per non essere riuscito, in ben tre anni, a risolvere la questione del teatro D'Annunzio, né tantomeno del Cafaro.
"Una struttura che appena costruita – spiega Annalisa Muzio – era motivo di orgoglio per una città come Latina. Una casa della cultura, realizzata per i cittadini, e fortemente voluta proprio da Raffaele Muzio, mio zio, assessore ai tempi del sindaco Corona. Ecco anche perché io mi batto così tanto, perché ricordo cosa ha sempre rappresentato il teatro per la nostra città. Oggi – aggiunge l'avv. Muzio – il teatro è chiuso, per la terza volta i vigili del fuoco hanno detto no alla Scia presentata dal comune di Latina e D'Achille, Ranieri e Di Francia cosa fanno? Niente, loro continuano a parlare solo del passato! Un passato e un sistema che tre anni fa, tutti noi con l'elezione di Coletta, speravamo finalmente di avere superato e invece? Invece da tre anni non facciamo altro – spiega il presidente di Minerva – che ascoltare scuse, che assistere al campionato mondiale di scarica barili, che non ricevere, al di là di tutto, date certe per la riapertura del teatro (D'annunzio e anche Cafaro aggiungere). Sì, perché oltre ad accuse contro di me e polemiche sparate a caso contro chi osa non essere d'accordo con loro né D'Achille, né Di Francia, né Ranieri sono stati in grado di dare, a tutti noi cittadini e rappresentanti di associazioni che fanno cultura, una data CERTA su quando il teatro di Latina, finalmente, riuscirà a riaprire. Vogliamo – continua Muzio – una data sicura, scritta nera su bianco perché, come ripetuto più volte, siamo stanchi di non ricevere mai una risposta ma sempre e soltanto scuse e accuse. Mi verrebbe da ricordare una frase famosa …Chi guarda troppo al passato non può avere futuro. Bene, per quanto mi riguarda Latina un futuro se lo merita, sicuramente più roseo di quello che possiamo immaginare oggi vivendo in una città assolutamente allo sbando in balìa di un'amministrazione che al di là di qualche lampione sostituito con i led ancora nulla è riuscita a fare. Ci spiegassero, a questo punto, qual è il problema vero, quale la data di riapertura pensando, prima di lanciare anatemi, che se Di Francia lavorasse in una azienda privata le dimissioni le avrebbero già pretese. Iniziamo a pensare alla cosa pubblica, termine che tanto piace al comune, con la mentalità di un manager. Se non iniziamo a cambiare atteggiamento – conclude l'avv. Muzio – credo che Latina, la seconda città del Lazio, non andrà mai da nessuna parte. Impariamo dalle altre città dove le cose funzionano, dove per avere agibilità etc. etc. non ci vogliono tempi biblici e dove, con i fondi europei, si costruisce e si riqualifica. Gli alibi non mi sono mai piaciuti, chi mi conosce sa che vado dritta al punto, quindi direi che tre anni sono un tempo sufficiente per capire chi è in grado di rappresentare il volere degli elettori e chi no. Il resto, a mio parere, restano solo chiacchere".