Solo tre stabilimenti «hanno adempiuto e stanno adempiendo nei termini all'atto di indirizzo e coordinamento per la destagionalizzazione delle attività turistico e ricreative sul demanio». E probabilmente solo queste tre, e non altre, avranno tutti i requisiti per poter tenere in piedi il mare d'inverno, l'opportunità tanto agognata dagli operatori balneari e rilanciata dalla legge finanziaria 145 del 30 dicembre 2018 e dalla delibera di consiglio comunale numero 46 del 24 luglio scorso. A dirlo non sono i tecnici comunali, ma l'assessore all'ambiente Roberto Lessio che lo ha scritto in una nota indirizzata agli uffici preposti e a quindici operatori balneari entrando nel merito della questione quantomai delicata e controversa della destagionalizzazione. Una vicenda che, durante la gestione di Lbc, ha già prodotto due delibere con effetti non esaltanti e infinite polemiche tra opposizione, operatori e Comune. In questo quadro complesso molte strutture hanno già smontato, nonostante fossero in possesso di regolare nulla osta demaniale ottenuto un mese fa, a seguito delle prescrizioni e delle direttive dagli uffici comunali che hanno imposto l'ottenimento di certificazioni per il cambio d'uso da strutture precarie stagionali a strutture fisse permanenti. Perché l'assessore, che è organo politico, scrive a operatori e uffici? E' il primo interrogativo che scaturisce da una presa di posizione certamente sui generis, quella di indicare la strada maestra agli operatori con una missiva, indirizzata anche agli interessati, che ha per oggetto la "segnalazione inerente l'applicazione della Delibera di Consiglio comunale numero 46 del 24 luglio 2017", e che viene fornita per dare "chiarezza e informazione" sulle pratiche che, a suo dire, rispecchierebbero un iter regolare per la destagionalizzazione. La nota di Lessio risponde in questo modo anche alla comunicazione inviata da nove stabilimenti balneari all'Ufficio Suap, di mantenimento delle strutture balneari fino al 31 dicembre 2020 e alla convinzione espressa di considerarsi comunque in regola attraverso la legge finanziaria 2019 e il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 17 gennaio 2018. Il comma 246 di quella legge prevede che "i titolari di concessioni demaniali ad uso turistico e ricreativo che utilizzino manufatti amovibili possano mantenerli installati fino al 31 dicembre 2020 nelle more del riordino della materia". Per il Comune però l'applicazione di quella legge evidentemente non è sufficiente (da capire se in tal senso abbia risposto anche l'ufficio tecnico) e a rispettare i crismi della regolarità e della delibera approvata dal consiglio sono soltanto tre strutture, quelle che hanno presentato la Scia per il cambio d'uso da strutture precarie stagionali a strutture fisse permanenti. Probabilmente Lessio ha ragione, e gli operatori che non adeguano le strutture dovranno rassegnarsi a chiudere. Ma sicuramente poco ha giovato alla chiarezza l'ennesimo atto di consiglio che, a parole ha preso spunto dalla legge di bilancio, per poi discostarsene non potendo coprire la distanza dai vincoli urbanistici e dalla mancanza del Pua: due nodi da risolvere sulla marina, e non solo da oggi.