Un'avventura nata per caso, dal confronto fra alcuni compagni di liceo, che è terminata con una straordinaria raccolta fondi fra i dipendenti di Anzio, integrata dal contributo della multinazionale. Il tutto con una conclusione che profuma di ripartenza: l'impegno sarà rinnovato ancora.

Parliamo dei restauri della tela dell'Annunciazione, salvata dai vigili del fuoco ad Arquata del Tronto dopo il terremoto dell'agosto 2017 e restaurata grazie al finanziamento messo a disposizione dalla Colgate-Palmolive, che ha unito sue risorse a quelle raccolte dai dipendenti dello stabilimento di Anzio, operativo sul litorale da 62 anni.

Ieri mattina, a tal proposito, la tela totalmente restaurata è stata esposta nella sala conferenze della fabbrica di Padiglione e si è tenuto un evento di presentazione del lavoro svolto e di confronto per le sfide future.

A introdurre la giornata è stato il direttore dello stabilimento, Michele Patete, che ha salutato tutte le persone intervenute, fra cui c'erano i sindaci di Anzio e Nettuno, i rappresentanti dei Comuni di Aprilia e Arquata del Tronto, le forze dell'ordine e di polizia del territorio, oltre alle autorità religiose: «Dopo l'incontro fra amici a cui era presente Graziella Roselli (anche lei sul palco, ndr) che ci ha parlato della ricognizione effettuata sui luoghi del terremoto, abbiamo quindi deciso di lanciare l'iniziativa ‘Noi ci siamo' per l'autofinanziamento e la raccolta fondi aziendale».

La dottoressa Roselli, dell'università di Camerino, ha invece parlato dell'importanza della sinergia fra istituzioni che ha portato al recupero, al salvataggio e al restauro dell'opera (avvenuto nella palestra di una scuola di Corropoli, in Abruzzo), prima di passare la parola a don Elio Nevigari, rappresentante del vescovo di Ascoli Piceno e delegato diocesani ai beni culturali. «Ciò che mi ha colpito nei giorni successivi al terremoto - ha affermato - è stato il viavai nei magazzini degli abitanti dei paesi distrutti, che volevano venire a vedere dove erano e come stavano gli oggetti della loro Chiesa. Persone colpite da grandi calamità, con lutti familiari e case rase al suolo volevano toccare i segni della fede dei loro luoghi. Questo ci ha fatto capire il valore e il senso del bene culturale sacro per la fede e l'identità di un luogo e di un popolo: sono diventati segni di speranza».

E prima di ascoltare l'impegno di Patete per un nuovo restauro targato Palmolive, è intervenuto il vescovo della diocesi di Albano, monsignor Marcello Semeraro: «Mi torna alla mente la frase di Dostoevskij: ‘La bellezza salverà il mondo'. Dobbiamo ricordare che lo salverà in quanto non è mai da sola, ma la troviamo sempre insieme alla bontà, alla solidarietà. Ed è per questo che ringrazio la Colgate-Palmolive per queste sue iniziative».