"La mafia non li ha sconfitti". Parole di Tina Montinaro, moglie del caposcorta del giudice Giovanni Falcone, Antonio Montinaro, ucciso insieme ai colleghi Vito Schifani e Rocco Dicillo nella strage di Capaci quel maledetto 23 maggio 1992. Tina Montinaro è stata per tutta la giornata di oggi ospite della città di Latina, questa mattina al liceo Grassi e oggi pomeriggio in piazza del Popolo, dove è stata scoperta la teca contenente i resti dell'auto in cui viaggiavano gli uomini del Quarto Savona 15, nome in codice della scorta. Ad accompagnare Tina Montinaro,  il Prefetto Maria Rosa Trio, il Questore Rosaria Amato, il Comandante dell'Arma dei Carabinieri, Gabriele Vitagliano, il comandante della Guardia di Finanza, Michele Bosco, il sindaco di Latina Damiano Coletta, l'assessore regionale Paolo Orneli, il presidente dell'Osservatorio per la legalità della Regione Lazio, Gianpaolo Cioffredi e i sindaci o loro rappresentanti della provincia di Latina. "Mio marito aveva paura - ha dichiarato Tina Montinaro - ma come lui stesso ha detto durante la sua ultima intervista, dieci giorni prima della strage, non era un vigliacco. Ed è questo che differenzia tutti noi dai mafiosi: noi camminiamo a testa alta e con la schiena dritta. Pensavano di averci fermato, e invece siamo ancora qui. Pensavano di aver fatto saltare in aria questa vettura, e invece i suoi resti stanno ancora macinando chilometri, portando un messaggio di legalità ai giovani. E finché sarà così, mio marito e i colleghi della scorta, continueranno a vivere".