Stando alle annunciate buone intenzioni del palazzo, il 2020 dovrebbe essere l'anno in cui l'amministrazione Coletta metterà finalmente mano alla materia urbanistica. L'ultima spallata alle resistenze del Comune è arrivata dalla vicenda del palazzo di via Roccagorga, benché non sia del tutto escluso che proprio il destino incerto di quell'immobile abbia giocato un ruolo importante a favore dell'immobilismo di Coletta e compagni.
Quando nell'estate 2016 Lbc conquistava Piazza del Popolo, il sindaco, anzi il figlio, era già proprietario di uno dei ventuno appartamenti dell'edificio di via Roccagorga da poco finito di costruire; e sempre in quel momento, era già intervenuto l'annullamento di alcuni Piani particolareggiati della città, ivi compreso quello del quartiere R6-Isonzo. Va da sé che il primo cittadino avesse ben chiaro da subito che era necessario individuare il modo per scongiurare l'eventualità che diversi cittadini, acquirenti di immobili realizzati con regolare permesso di costruire, potessero subire danni importanti derivanti dalla decisione del commissario Giacomo Barbato di sospendere e poi annullare alcuni Ppe. A testimonianza di questo, le dichiarazioni dell'assessore all'urbanistica Gianfranco Buttarelli nel Consiglio comunale del 3 novembre 2016, quando annunciò che i sei Piani annullati sarebbero stati riadottati, previa depurazione di alcune illegittimità, dallo stesso Consiglio comunale. Ne era seguita un'accesa polemica, ma l'amministrazione aveva tenuto la posizione, ribadendo nel corso di una conferenza stampa tenuta il 10 novembre, che quei Ppe sarebbero stati riattivati.
L'assessore Buttarelli si era dunque messo d'impegno a studiare in che modo si sarebbero potute superare le criticità che avevano determinato l'annullamento degli strumenti urbanistici, ed è verosimile si sia reso conto in fretta che il problema era più complesso del previsto. Non si spiega altrimenti perché nell'anno che sarebbe seguito, tutto il 2017, malgrado le prese di posizione e gli annunci non è venuto fuori nulla di concreto su quella materia. Rileggendo la delibera di sospensione del Ppe R6-Isonzo, emerge che le criticità più vistose di quel Piano erano state individuate nella riserva di volumetria di proprietà comunale; nella modifica dei criteri di calcolo della volumetria realizzata e realizzabile; nell'incremento degli abitanti virtuali ancora insediabili. Niente di diverso dagli altri Ppe soppressi, ma nel quartiere Isonzo in particolare, a voler fare le cose perbene, bisognava prendere atto che prima ancora dell'approvazione del nuovo Ppe (2012) le volumetrie previste dal Prg erano esaurite e non c'era posto per nuovi residenti. Dunque? Non sarebbe stato facile per nessuno rimettere mano a quel Ppe e salvare il palazzo di via Roccagorga senza attivare una procedura molto complessa e destinata all'approvazione della Regione. Da lì, probabilmente, la decisione di aspettare l'esito dei ricorsi al Tar e poi al Consiglio di Stato, nella speranza di un «ripescaggio» dei Ppe annullati.
Le cose non sono andate così, ma l'amministrazione Coletta ha comunque fatto qualcosa per correre ai ripari qualora ve ne fosse stato bisogno. E adesso ce n'è bisogno. Il 20 luglio 2018 il Consiglio comunale approva la delibera 122 con oggetto «Disposizioni programmatiche, criteri e indirizzi ai fini della ripianificazione degli strumenti urbanistici attuativi annullati».
Più o meno il solito pappone, ma con una novità importante: il Comune si propone di valutare l'ipotesi di accorpare al comprensorio R-0 (il centro nel perimetro della circonvallazione) i comprensori R1 Frezzotti, R2 Piccarello, R3 Prampolini, R4 Goretti, R6 Isonzo e farne materia di un'unica ripianificazione. Sembra una grande idea, perché se preso a sé stante il quartiere R6 non sarebbe in grado di esprimere più un metro cubo di volumetria né ulteriori residenze, accorpato a mezza città e cessando di aver i confini attuali, tornerebbe certamente nelle condizioni di poter ospitare un palazzo come quello di via Roccagorga nel rispetto degli standard urbanistici del nuovo comprensorio accorpato. Staremo a vedere.