Il Comune di San Felice Circeo è dovuto ricorrere a un affidamento diretti per attrezzarsi e da ieri 28 dipendenti sono a lavoro da casa. A Terracina e Sabaudia sempre di ieri sono le delibere con allegati i disciplinari che ne regolano il funzionamento, mentre il Comune di Fondi sta dando disposizioni da giorni ai suoi dipendenti. E dietro, in scia, le amministrazioni più piccole. La corsa allo "Smart working" o "lavoro agile" è iniziata. Le definizioni entrano quasi di prepotenza nel burocratese della pubblica amministrazione. È tutto un recepire decreti, concertare con le parti sociali, predisporre regolamenti e moduli per il personale che viene improvvisamente catapultato a lavorare a casa sua. Dimensione quasi assurda per l'impiegato come per il dirigente pubblico, abituati a cartellini e tornelli di controllo. Un nuovo mondo.
Eppure così è. L'emergenza sanitaria causata dal nuovo Coronavirus sta trasformando anche il pubblico impiego. Spingendo a tappe forzate anche le più pigre amministrazioni pubbliche dentro il lavoro 2.0. Non solo i grandi centri, si stanno adeguando. «Abbiamo attivato postazioni da remoto» ci conferma il sindaco di Lenola Fernando Magnafico, alla guida di uno dei Comuni più piccoli del comprensorio. «Lasciamo aperte anagrafe e stato civile, dove si entra uno alla volta. Ma oggi, ad esempio, l'ufficio tecnico lavora da remoto, Ragioneria si alterna». E chi deve stare in ufficio usa comunque i dispositivi di prevenzione. «Che sono difficili da trovare», tiene a specificare il sindaco.

A Terracina, il disciplinare è fresco di giornata. E' stato pubblicato ieri e prevede "lavoro agile" per tutti coloro che ne faranno richiesta. Di fatto, nessuno è escluso tranne chi sta ai servizi essenziali. Dove necessario, il Comune potrà anche mettere a disposizione la strumentazione. Così nel Comune di Sabaudia, mentre a Fondi già da qualche giorno ci sono disposizioni per settore. A Itri, «in ossequio al decreto, stiamo favorendo le ferie, i permessi, e attivato lo smart working» dice il sindaco Antonio Fargiorgio. Lo stesso dicasi a Monte San Biagio, dove il sindaco Federico Carnevale agevola le ferie e lo smartworking. «Stiamo garantendo solo i servizi essenziali» è il mantra.
Non manca la burocrazia. Sembra un paradosso, ma per avviare il lavoro agile c'è da compilare moduli, organizzare un sistema telematico di contatti e, perché no, anche di controlli. E nascono pure "nuovi" diritti. Come quello alla «disconnessione». Che vuol dire non leggere e non rispondere a e-mail, telefonate o messaggi lavorativi quando non si è al lavoro. Eh sì, perché uno dei rischi del lavoro da casa, è che alla fine non si stacca mai.