Il caso
26.03.2020 - 14:30
La fase due dell'emergenza Coronavirus, ossia quella che inizierà quando sarà raggiunto il picco dei contagi e il virus inizierà ad arretrare, potrebbe essere caratterizzata da un uso massiccio di big data e nuove tecnologie.
L'obiettivo del Governo Conte è impedire che l'epidemia riprenda a galoppare anche solo con un basso numero di asintomatici che vanno in giro. Ma è chiaro che per fare questo, oltre all'uso di app per il tracciamento degli spostamenti, sarà necessario un massiccio impiego di tamponi. E questo è un altro punto su cui si sta ragionando. A gestire la task force che si occupa del nuovo piano c'è Walter Ricciardi, dell'Organizzazione mondiale della sanità, in collaborazione con i ministeri dell'innovazione e della sanità. I risultati di questa iniziativa arriveranno probabilmente alla fine della settimana e poi il Governo deciderà come muoversi. Il lavoro non è semplice ma il tempo ancora c'è. Il problema non è tanto realizzare o scegliere una app, quanto quello di mettere a disposizione i dati che si hanno, ad esempio quelli sulla mappatura di tutti gli attuali contagiati. Esistono ma spesso sono diversi da regione a regione e dunque vanno uniformati. In secondo luogo è necessario superare i problemi legati alla privacy. Terzo punto è capire come realizzare il cosiddetto contact tracing, ossia il tracciamento digitale dei contatti degli asintomatici e degli anziani, così da fornire agli altri una sorta di "lasciapassare digitale" che vada a sostituire l'anacronistica autocertificazione cartacea attuale ed evitare così il lockdown per tutta la popolazione.
È questo uno dei modi possibili attraverso cui uscire gradualmente dall'emergenza.
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