"Potrete stare in fila davanti a una pizzeria aspettando la vostra ordinazione da asporto, oppure potrete attendere il vostro turno per ricevere il caffé all'esterno di un bar, ma non vi sarà consentito fare la fila per acquistare un mazzo di fiori. Scrivetelo per favore".
La signora Nadia gestisce un negozio di fiori a Borgo Faiti e non riesce a farsi una ragione della discriminazione di cui la sua categoria è vittima: la riapertura dei fiorai è prevista per il 18 maggio, ma questa per Nadia e per i suoi colleghi non è una buona notizia, nemmeno dopo due mesi di chiusura. Il 10 maggio è la Festa della Mamma, ed è uno dei momenti dell'anno di maggior lavoro per i fiorai, che stavolta vedranno correre via quella data senza avere avuto la possibilità di vendere un solo fiore.

E se vogliamo insistere sul tasto delle contraddizioni, eccoci: lunedì riaprirà il cimitero di Latina, ma i fiorai che gestiscono le strutture nel piazzale esterno del camposanto dovranno restare chiusi, anche loro fino al 18 maggio.
In compenso è già da qualche settimana che il governo ha disposto la riapertura dei vivai, sia quelli che commerciano piantine da orto, che quelli che vendono piante e fiori in vaso.
Buon per loro, anche se dopo un mese di chiusura stentano a recuperare il terreno perso.

Il DCPM 26 aprile ha anche disposto la riapertura di tutte le attività di cura e manutenzione del verde, consentendo ai vivaisti di poter tornare ad operare all'esterno delle loro strutture, anche per l'allestimento di aiuole e giardini di nuova realizzazione.
"Stentiamo anche noi a comprendere la ragione che tiene ancora chiusi i fiorai - commenta Sergio Dionigi, titolare dell'omonimo vivaio a ridosso della Pontina - Le stesse cautele che usiamo noi con la clientela possono tranquillamente essere osservate all'interno di un negozio, come del resto avviene in esercizi di altre tipologie commerciali. Sembra quasi non ci si voglia rendere conto di quanto sia grave per molti di noi la situazione causata dall'emergenza covid".

Sì, sembra davvero una cattiveria, e non può sfiorarci l'idea che possa trattarsi di una svista, perché anche i fiorai hanno una rappresentanza.