Il San Michele Hospital apre una procedura di cassa integrazione per 20 tra fisioterapisti e dipendenti del settore amministrativo. Il blocco dei ricoveri determinato dall'emergenza Covid e la chiusura di alcune attività accessorie (come appunto fisioterapia) imposte dal focolaio emerso nelle scorse settimane, hanno comportato ripercussioni sulla Rsa anche dal punto di vista occupazionale. E così la dirigenza, impossibilitata a poter utilizzare alcune figure, ha comunicato alle organizzazioni sindacali la (Ugl, Cgil e Snalv) la volontà di ridurre l'attività lavorativa, chiedendo la cassa integrazione a «zero ore» per 20 dipendenti. Nella nota il custode giudiziario della Rsa, Carmine Damis, spiega di voler utilizzare la procedura fino al 20 giugno, quando si spera che l'emergenza Coronavirus sarà terminata e il centro potrà dunque ripartire con le attività accessorie.

Ma stabilire oggi la ripartenza di queste attività appare complicato. Nelle scorse settimane al San Michele Hospital 22 persone tra degenti, personale sanitario e altri dipendenti sono risultati positivi al Covid-19. Ma l'Asl, in accordo con la direzione sanitaria della Rsa, ha attuato tutte le misure necessarie per isolare i positivi ed evitare la diffusone del virus: gli anziani positivi a partire dal 23 aprile sono stati trasferiti al Goretti di Latina, mentre il personale che ha contratto il Covid si trova in isolamento domiciliare, così come quei lavoratori (negativi) a più stretto contatto con i positivi.

La scelta della cig per riabilitatori e personale amministrativo apre però un altro fronte, quello più strettamente legato alla questione occupazionale. Nel frattempo lo scorso 28 aprile la Snalv ha scritto alla dirigenza per chiedere il riconoscimento dell'infortunio per i dipendenti assenti causa Coronavirus. «Chiediamo - scrive Monica Tomassetti - l'avvio delle procedura di infortunio sul lavoro per tutti i dipendenti affetti da Covid-19. La normativa in materia prevede, anche per il personale in servizio presso le Rsa, il riconoscimento della causa di lavoro della malattia, così come specificato nella circolare Inail del 3 aprile 2020».