Le indagini che la Procura della Direzione distrettuale antimafia sta conducendo sull'attività della Rida Ambiente scuotono il mondo politico, che ora chiede chiarezza rispetto alle autorizzazioni dell'impianto Tmb di Aprilia. Nei giorni scorsi infatti la Procura della Dda ha chiuso l'inchiesta partita nel 2017, che vede indagati Fabio Altissimi (presidente del Cda della Rida Ambiente) e la moglie Cristina Meloni (vice presidente e consigliere con procura speciale dell'azienda) per traffico illecito di rifiuti in concorso.

Un fascicolo che prende in considerazione l'operato della società dal 2014 al 2017, muovendo accuse pesanti nei confronti dei titolari dell'impianto di trattamento meccanico biologico, società che lavora l'indifferenziato per diversi comuni della provincia di Latina e di Roma. A giudizio degli inquirenti la Rida Ambiente ha conseguito un ingiusto profitto con i rifiuti in assenza di autorizzazioni e conferendo scarti in discarica senza adeguamento trattamento: nel primo caso trattando una particolare tipologia di rifiuto solido urbano (mense e cucine) senza le necessaria autorizzazione integrata ambientale (Aia) dal 2014 al 2017, nel secondo caso miscelando due tipologie diverse di rifiuti in uscita dal trattamento di biostabilizzazione (scarto fine e scarto grossolano) per risparmiare sui costi di trattamento e di smaltimento in discarica. Un giro d'affari che per la Dda, aiutata nell'indagine dal consulente ambientale Luigi Boeri, avrebbe permesso alla società di incamerare oltre un milione di euro tra maggiori entrate e minori costi. Gli indagati, secondo i termini di legge, avranno ora la possibilità di presentare delle memorie o essere ascoltati; poi la Procura deciderà se inviare il fascicolo al giudice.