Per lungo tempo ha coperto di insulti Enrico Tiero, quando questi era assessore provinciale, poi ha criticato buona parte della classe giornalistica e politica della città transitando dalle fila di Lbc, salvo, infine, stracciare platealmente in un video la tessera del Movimento. Da un paio di giorni Giuseppe Mancini, blogger di Latina trasferitosi in Turchia dopo la clamorosa rottura con Lbc che non gli concesse un posto in Giunta, ha aperto un vero e proprio caso internazionale. Motivo: sta mettendo a rischio la sicurezza di alcuni giornalisti italiani; li accusa di essere eccessivamente duri con quello che per molti è un regime implacabile.

Ecco, per esempio, cosa ha scritto a proposito della repressione violentissima delle rivolte: «....evito di commentare le normali contromisure adottate dopo il golpe spacciate per chissà quale massacro dello stato di diritto». Le «normali contromisure» di cui scrive Giuseppe Mancini sono costate arresti e violenze, così le hanno raccontate gli inviati delle maggiori testate internazionali, comprese quelle italiane. Perché Mancini ce l'ha con i giornalisti che raccontano il volto violento della Turchia? Perché, a suo avviso, sono schierati contro il Governo turco e sono pure piuttosto «comunisti». Ma adesso alcuni dei più noti giornalisti italiani che si occupano di Turchia, dove, va ricordato, ci sono gravissime violazioni della libertà di espressione e il più alto numero di cronisti in carcere, stanno denunciando Mancini all'Ambasciata Italiana, al Ministero dell'Interno italiano e agli organismi di rappresentanza di categoria europei.

Il blogger pontino ha infatti preso di mira Lucia Goracci (Rai), Antonio Ferrari (Corriere della Sera), Marta Ottaviani (Avvenire-La Stampa), Antonella Napoli (Articolo 21), Mariano Giustino (Radio Radicale). Proprio Giustino e il direttore, Alessio Falconio, hanno espresso la loro preoccupazione per gli articoli di Giuseppe Mancini che indicano i cronisti italiani che seguono la Turchia come pericolosi avversari di Erdogan.
Ecco un passaggio della lettera di Giustino all'Ambasciatore italiano a Instanbul: «... un nostro connazionale, che si presenta sui social come giornalista, residente a Istanbul, col nome di Giuseppe Mancini, svolge una sistematica quotidiana attività sui social che ha l'obiettivo di mettere in cattiva luce giornalisti e accademici che operano in Italia o in Turchia che esprimono opinioni da lui ritenute faziose e scorrette riguardo all'operato del governo dell'AKP (ndc: Adalet ve Kalkinma Partisi, presieduto appunto da Erdogan). Non di rado i miei post su twitter e le mie corrispondenze per Radio Radicale, con la quale collaboro, sono rilanciati dal signor Mancini e da lui fatti oggetto di una critica mirante a screditare il mio lavoro mettendolo in cattiva luce agli occhi del governo turco. Tale pratica è diventata, in quest'ultimo periodo, quotidiana. Questa particolare e interessata attenzione è rivolta anche verso altri giornalisti italiani e ad alcuni accademici. Preciso inoltre che il signor Mancini ha un suo blog dal quale si dipanano le sue invettive e diffamazioni contro i giornalisti italiani che documentano sulla Turchia. Si comprende bene che l'attività del signor Mancini espone a un grave rischio coloro che svolgono attività di giornalismo dalla Turchia, paese in cui come è noto vige una legge antiterrorismo che ha una applicazione molto estensiva di cui sono spesso vittime i giornalisti e li espone a possibili rappresaglie da parte di frange politiche tristemente note per la loro violenza».

Quanto riportato sul blog di Mancini è stato segnalato dalla Federazione nazionale della stampa al comitato per i cronisti minacciati. Indicare i giornalisti come dei sovversivi in un Paese qual è la Turchia può essere molto pericoloso, ecco perché Giuseppe Mancini è finito al centro di una vicenda di calibro internazionale e si ipotizza che possa avere contatto con i Servizi di quel Paese. Si tratta solo di una pista ma gli inviati chiedono di verificare cosa sta succedendo, visti i gravi problemi per l'informazione che esistono oggi in Turchia, definita da Report Senza Frontiere «il più grande carcere per giornalisti al mondo». Ecco, per esempio, cosa scrive Giuseppe Mancini dell'inviata rai, Lucia Goracci: «Cosa c'è di meglio di qualche donna vestita da capo a piedi di nero per rinforzare i pregiudizi degli italiani sulla Turchia? Autrice dell'ennesima manipolazione è Lucia Goracci di Rainews24, che nei giorni scorsi ha avuto il privilegio di poter intervistare il presidente Erdogan. Dico: ma perché le autorità turche offrono questa possibilità a persone che – oltre ad avere una conoscenza superficiale del tema – si comportano in modo poco professionale, vogliono a tutti i costi offrire un'immagine negativa – nera! – della Turchia?». La domanda ulteriore spontanea è: perché Giuseppe Mancini vuole mettere a repentagli la vita di giornalisti che stanno raccontando un paese assai complicato e dove la libertà di stampa praticamente non esiste?

Ieri sera intanto dalla segreteria di Lbc hanno fatto sapere che Giuseppe Mancini ha lasciato il Movimento poco dopo l'insediamento dell'attuale maggioranza consiliare. In precedenza aveva fato parte del gruppo di lavoro per i progetti culturali e in particolare per il riconoscimento di Latina quale patrimonio dell'Unesco. Progetto che in precedenza aveva già proposto alla Giunta di centrodestra, in cui ha militato prima di approdare in Lbc.