Quanto può un sindaco entrare nel merito delle procedure amministrative adottate da funzionari e dirigenti comunali nell'esercizio delle loro funzioni? In quale forma e in che misura chi guida l'esecutivo politico ha facoltà di valutare la correttezza dell'operato amministrativo di competenza dell'apparato burocratico?

Secondo la procura di Latina, che indaga sulle condotte del sindaco di Sabaudia Giada Gervasi e di altri amministratori nell'ambito di diversi filoni dell'inchiesta "Dune", il primo cittadino si sarebbe spinto molto oltre, in merito alle decisioni prese dai suoi uffici. Come quella, inizialmente decisa dal suo caposettore, di revocare, seguendo il disposto dell'articolo 47 del Codice di Navigazione, le concessioni demaniali agli assegnatari divenuti morosi con il pagamento dei canoni. Lo sostiene con chiarezza il gip del tribunale di Latina che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare Giorgia Castriota, nella parte in cui il sindaco Gervasi è indagata per l'ipotesi di reato di induzione indebita a dare o a promettere utilità, proprio in materia di concessioni demaniali: «Non competeva al sindaco interloquire sulle procedure amministrative adottate dai singoli capi settori bensì al dirigente o al Segretario Generale». Un'ingerenza, dunque, una pressione sul funzionario, il quale di sicuro ne dà conto, come riportano alcune conversazioni intercettate, a un collega superiore col quale si sfoga per la situazione in cui è venuto a trovarsi. Decidendo comunque, alla fine, di chiudere quel procedimento col quale aveva inizialmente deciso di procedere alla revoca delle concessioni. Lo aveva deciso perché davanti a se c'era un prospetto, acquisito poi dai carabinieri del Nucleo investigativo che svolgevano gli accertamenti, con l'elenco dei mancati introiti provenienti dai canoni non pagati: oltre 157 mila euro, tra omessi pagamenti parziali e totali, dal 2014 al 2019. Cosa avrebbe dovuto fare il dipendente? «La sindaca Gervasi», ricostruisce ancora il gip, «abusando della propria qualità e dei propri poteri, induceva» il funzionario a «chiudere il procedimento di revoca delle concessioni». Subiva, questo è certo, lo scontento di alcuni balneari. Alla fine, il funzionario così farà, finendo anche lui nei guai perché «"si allìneò" al volere della Gervasi, chiudendo il procedimento ed omettendo dì incassare i canoni dovuti al Comune dai balneari morosi» scrive il gip.

Una quota, quella dei titolari realmente a rischio di revoca, che poi venne ridimensionata al solo 20 per cento del totale dei titolari. Ma comunque problematica e non trascurabile. Ma il primo cittadino di Sabaudia, secondo la procura di Latina e secondo il gip, ha mostrato un interessamento eccessivo nei confronti di quelle procedure, interessamento a quanto sostiene l'accusa, tutto sbilanciato alla tutela degli interessi dei balneari, per i quali la sindaca era intenzionata anche a chiedere alla Regione Lazio la sospensione del pagamento dei canoni 2020. E questo interessamento, secondo chi indaga, ha fatto configurare l'ipotesi di reato di induzione indebita a dare o promettere utilità.