C'è anche un formiano tra i ventisette imputati rinviati a giudizio dal Gup del Tribunale di Napoli nord, in quanti accusati a vario titolo per sfruttamento della prostituzione. Si tratta di un ventisettenne formiano, il quale è accusato di aver agevolato e favorito, in concorso con un altro imputato, la prostituzione di alcune donne sia di nazionalità italiana che straniera. In sostanza il giovane, abitante al centro della cittadina del sud pontino, è accusato di aver provveduto, nel 2016, a ricercare l'immobile a Formia, da poter adibire a casa di appuntamento. Secondo l'autorità giudiziaria il ventisettenne si sarebbe reso protagonista, con più azioni esecutive commesse anche in tempi diversi. Nella vicenda sono coinvolte persone originarie o residenti a Napoli, Mondragone, Castelvolturno, Giugliano in Campania, Clavi Risorta, Mugnano, Marano, Qualiano, Bacoli, Aversa, Cancello Arnone, Pozzuoli, provincia di Bari e Campobasso. Il gruppo avrebbe gestito case a luci rosse nella zona di Giugliano in Campania, ma anche nel casertano, tra Vitulazio e Mondragone, a Roma, Campobasso, Napoli, Scafati e Formia. A decidere il rinvio a giudizio dei ventisette imputati è stata la dottoressa Antonella Terzi, Gup del Tribunale di Napoli Nord, con sede ad Aversa in provincia di Caserta, dove alla fine di ottobre inizierà il processo. Una organizzazione promossa da un casertano, con altri imputati che avrebbero svolto il ruolo di "sorveglianti" delle escort e di accompagnarle nelle "alcove" prescelte. Poi c'erano le persone "responsabili" della scelta, tra cui tre donne e un uomo che si occupava di selezionare le prostitute per festini ed addii al celibato. Ovviamente poi c'era anche l'"immobiliarista" che era colui che provvedeva all'individuazione degli appartamenti del "piacere". I clienti venivano informati attraverso internet circa la presenza delle "lucciole", che si facevano chiamare con vari nomi come Valentina, Martina, Katia, Simona, Deborah. Poco meno di una ventina le parti offese, quasi tutte donne impiegate dal gruppo ed originarie in gran parte del napoletano; tra loro anche una brasiliana, una romena e una polacca, comunque domiciliate in Campania. Una vicenda che ha portato alla luce un vasto giro di "squillo" che si è svolto prevalentemente in Campania, da dove sono partite le indagini, con propaggini anche in Molise e nel Lazio, come dimostrato dal coinvolgimento del ventisettenne formiano, il quale comunque, non avrebbe avuto un ruolo di primo piano.