Cronaca
26.06.2022 - 20:00
Entro i termini fissati dal giudice per le indagini preliminari che aveva negato la proroga delle investigazioni, il sostituto procuratore Valentina Giammaria ha emesso il decreto di conclusione dell'inchiesta e si appresta ora a formulare la richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione per i carabinieri tirati in ballo dal collaboratore di giustizia Maurizio Zuppardo, indiziati di avere ripagato con la droga e trattamenti di favore le soffiate che forniva quando era stato un loro informatore. Un'inchiesta che, alla luce della pronuncia del Tribunale del Riesame sulla tenuta delle esigenze cautelari, ha subito una sensibile sfoltita: se inizialmente erano otto i militari indagati a vario titolo, ne restano ora cinque nel procedimento che coinvolge anche lo stesso Zuppardo. Un elenco di nomi nel quale potrebbe aggiungersi nuovamente uno degli ufficiali, per il quale alcuni capi d'imputazione sono prescritti, mentre per altri non sarebbero ancora scaduti i termini per la chiusura dell'indagine preliminare.
Stando a quanto emerge dagli atti firmati dal pubblico ministero Giammaria e dallo stesso procuratore Giuseppe De Falco che ha coordinato l'attività inquirente, la Procura sta procedendo con l'archiviazione di quegli episodi per i quali è ormai prossima, se non acclarata la prescrizione. Vale a dire i fatti più datati tra quelli narrati dal collaboratore di giustizia. Le sue rivelazioni tirano in ballo una serie di carabinieri, investigatori della Compagnia di Latina che si sono alternati negli uffici deputati alle indagini di polizia giudiziaria e nel corso del tempo si sono avvalsi delle sue soffiate per compiere operazioni antidroga. Sostiene Zuppardo che in cambio di informazioni di reato che avevano prodotto arresti e denunce, i militari dell'Arma gli avrebbero assicurato sistematicamente una parte della droga sequestrata durante le perquisizioni.
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