Ci sono dei puntini rossi alternati a brevi tratti più scuri nella mappa redatta dall'Ispra sul dissesto idrogeologico e sul rischio concreto che corrono i territori quando percorsi da temporali. Il rosso si fa più scuro nel sud della provincia di Latina con un puntino che preoccupa molto e corrisponde all'isola di Ventotene. Rischio da grave a molto grave circa possibili forme di dissesto idrogeologico vengono poi segnalate sui Lepini con specifici riferimento alla fascia tra Sermoneta e Norma, lungo la strada regionale Flacca all'altezza di Gaeta, e sempre a sud al confine con la provincia di Frosinone. La mappa riferita a tutto il Lazio conta una percentuale del 5,5% del totale del territorio catalogato come a rischio, pari a 953 chilometri quadrati. Se si analizzano meglio i luoghi in fascia rossa emerge qualcosa di più e di diverso circa le cause del rischio, ossia la presenza di una massiccia e veloce trasformazione del territorio nonché una scarsa salvaguardia avviata negli anni. Le lacune relative al dissesto idrogeologico del territorio sono note da oltre un decennio.

A gennaio del 2010, quale conseguenza di un'ondata di maltempo con moltissimi danni, furono stanziati dalla giunta regionale dell'epoca 120 milioni di euro da spalmare sui Comuni che avevano avuto problemi, ma di questi solo una percentuale è stata davvero utilizzata. Il resto si è «perso» dietro carenza di documentazione e ritardi negli appalti. Risultato: l'aggiornamento Ispra del 2021 conta ancora una serie di tratti inseriti nella cosiddetta fascia di rischio alto e medio alto che erano già nei monitoraggi precedenti. E' davvero solo una questione di soldi? L'ondata di maltempo degli ultimi giorni ha riproposto le fragilità del territorio e rimesso in pista le richieste di molte amministrazioni locali circa la necessità di interventi di manutenzione ordinaria nonché la realizzazione di opere straordinarie di contenimento delle frane, che sono l'effetto più frequente e immediato del dissesto. Accanto alla catalogazione delle zone a rischio frane viene collocata la mappa delle possibili esondazioni dei corsi d'acqua e pur essendo inserite praticamente tutte le foci, esiste un consistente linea blu intenso (il livello massimo di rischio) in corrispondenza con l'ultimo tratto del fiume Garigliano che più volte è straripato causando moltissimi danni. Legambiente e molte altre associazioni ambientaliste hanno richiamato l'attenzione sulla necessità di mettere in campo un piano straordinario di recupero della sicurezza nei tratti maggiormente a rischio e in prossimità di centro abitati, attingendo ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza perché «questo sarebbe un importante segnale di inversione di tendenza in un territorio dove la cementificazione irregolare se non del tutto illegale ha causato una frattura tra l'assetto naturale di alcune aree sensibili e il risultato dell'antropizzazione».

Per la verità i timori di frane e smottamenti anche in località non propriamente inserite nelle fasce di rischio erano emersi sia all'inizio di questa estate che lo scorso anno in relazione alle vaste porzioni di territorio devastate dagli incendi e dunque rese oltremodo fragili quanto a frane e smottamenti su centri abitati e strade ad alta frequentazione. Le frane, gli alberi caduti e, in generale, le immagini del post temporale degli ultimi giorni hanno, purtroppo, confermato le previsioni circa la vulnerabilità di una quota ampia del territorio provinciale, assai più ampia di quella già classificata come debole.