Il fatto
12.02.2026 - 18:07
Un frame del video della rissa
Lentamente, con l'aiuto della psicologa, la tredicenne aggredita poche sere fa in pieno centro a Terracina, ha iniziato a parlare davanti ai magistrati del Tribunale dei minori di Roma dove è stata accompagnata dagli agenti del commissariato di Terracina. Ha ricostruito tutto, con lucidità e tanto dolore. Ad assisterla nei passaggi più delicati la consulente del Tribunale, Alessia Micoli. E' emerso uno spaccato che, forse, non vorremmo vedere: quasi dieci ragazzini, alcuni poco più che bambini, si ritrovano al centro della città, in branco. Sono le 22.30, forse anche più tardi, e a quell'ora avrebbero dovuto stare a casa da un pezzo. La tredicenne si trova lì perché “convocata” da una dodicenne, sua conoscente, che ha una “storia” con un ragazzino cui lei ha inviato un messaggio.
E' quello lo sgarro: la fidanzatina, che nella sua testa si sente attaccata e tradita, chiama l'altra e dice che la vuole incontrare “per parlare” ma all'appuntamento si presenta con altre tre amiche, tutte fra i 13 e i 14 anni. L'autrice del messaggio viene subito accerchiata, la più piccola del gruppo, undici anni tra un mese, le dice di mettersi a carponi e abbaiare, “perché tu sei un cane”, poi le ordina di abbassare la testa e a quel punto le spinge la nuca sulle ginocchia, un colpo che costerà alla vittima la frattura del setto nasale e che quindi cerca di fuggire, come lei stessa ha riferito oggi.
Il pestaggio in quel momento era già partito, prosegue l'accerchiamento e intanto un gruppetto di quattro ragazzi invece di intervenire continua a filmare. Materiale buono da diffondere sui social, dove infatti ancora gira vorticosamente, rappresentando al tempo stesso la prova madre di ciò che è accaduto.Un adulto di passaggio è intervenuto, beccandosi gli sberleffi e anche le minacce dei ragazzi. A domanda precisa, la bambina picchiata ieri ha detto che non avrebbe voluto presentare la denuncia formale per paura di ritorsioni e che non vuole più andare a scuola perché tutti hanno visto come è stata picchiata e umiliata.
Intanto emerge con maggiore chiarezza lo spaccato in cui vivono tutti i “piccoli mostri” coinvolti; appartengono a famiglie normali, niente disagio sociale o economico, frequentano regolarmente la scuola, in istituti diversi ma poi si incontrano nella strada della movida, stesse frequentazioni, stessa palestra, forse ancora la stessa parrocchia per il corso di catechismo. Della sequenza e del movente di questa storia resta davvero poco da scoprire: è stato un “regolamento di conti” sentimentale. Ma quel che traumatizza è l'età di chi ha organizzato e attuato la spedizione punitiva, seguendo le mosse e lo “stile” dei cartoni animati o dei giochi elettronici, invece era vita vera.
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