Il caso
08.11.2022 - 11:00
Oltre 50 minuti, probabilmente 55 esatti, di attesa prima dell'arrivo dell'ambulanza. Una eternità da passare in attesa dei soccorsi per la propria madre o nonna ritrovata senza sensi a terra sul pavimento di casa. E quando l'ambulanza è giunta sentirsi magari anche chiedere perché la chiamata è arrivata dopo così tanto tempo.
E' autonoma ma è aiutata da una donna di servizio, e dai parenti che vivono nello stesso stabile. La prima chiamata al 118 parte alle 17 e 15. La famiglia sa che l'ambulanza è a Cori, dal centralina rassicurano che in pochi minuti sarà sul posto. Ma i minuti diventano dieci, partono altre chiamate a cui viene risposto che la segnalazione è stata inviata e di avere pazienza. Passano venti minuti, mezz'ora. Si passano le 18. Si arriva a 50 minuti e dell'ambulanza nessuna traccia. Dal centralino alla quarta telefonata si offrono di fornire anche il cellulare di un membro dell'equipaggio visto che non si riesce a comprendere cosa stia succedendo e perché il mezzo di soccorso non sia intervenuto ancora. Risulta libero da altri interventi, disponibile. E poi qualcosa "si aggiusta". La comunicazione alla squadra arriva per la prima volta quando le 18 sono passate già. E a quel punto in pochissimo tempo i soccorsi arrivano. L'anziana viene portata al pronto soccorso dell'ospedale Goretti di Latina. E' passata più di un'ora. Alla famiglia viene detto che dopo tutto questo tempo la trombolisi non si può più fare. Si deve attendere. La donna è viva. Non si sa quali danni e quali conseguenze riporterà.
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