Criminalità organizzata, reati contro la pubblica amministrazione e caporalato. E' su questi tre fenomeni che si è concentrata l'attenzione in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno giudiziario. La cerimonia si è svolta ieri a Roma in Corte d'Appello. Rispetto a prima a Latina e provincia spicca una nuova visione delle dinamiche criminali. Lo ricordano i processi che si stanno celebrando, (sia a Roma che a Latina), a partire da quelli della Dda (molti ancora in corso e altri che si sono conclusi). Il salto di qualità della criminalità autoctona si riflette di conseguenza nelle indagini. «Nell'area limitrofa e nel basso Lazio sono radicate numerose organizzazioni criminali e tra loro diversificate per quanto riguarda la struttura, i modelli operativi praticati e l'origine della forza di intimidazione», ha rimarcato il Procuratore generale facente funzioni Salvatore Vitello. «Alle organizzazioni mafiose di matrice autoctona si affianca una galassia criminale fatta di singoli o gruppi, articolazioni delle organizzazioni mafiose, tradizionali.

Questi gruppi tramite l'adozione del metodo mafioso sono ricompresi nel paradigma dell'associazione per delinquere di tipo mafioso». Nella relazione sullo stato della giustizia a Latina e provincia sono diversi gli spunti di riflessione. «Il circondario si caratterizza per un forte tasso di criminalità che spazia da forme autoctone oggetto di numerosi provvedimenti cautelari e di condanna, a forme di violenza comune a reati contro il patrimonio e la persona e si registra - è riportato nell'analisi - un marcato aumento dei delitti di omicidio doloso». Sono state diverse le indagini relative ai reati contro la pubblica amministrazione (dall'operazione Dune a Free Beach tra Sabaudia e Terracina) con effetti sulle due amministrazioni comunali. «Le indagini svolte hanno evidenziato il malaffare e sono state portate a termine in merito all'illiceità nella gestione di procedure di affidamento di pubblici appalti». Un altro passaggio significativo merita il caporalato. «E' purtroppo rilevante nel circondario, in relazione dell'estesa dimensione della forza lavoro in condizioni di precarietà soprattutto in agricoltura. Sono numerosi i procedimenti in fase di indagini che vedono la proficua collaborazione da parte delle forze di Polizia», osserva il Procuratore Generale della Corte d'Appello nella sua relazione.

In materia di intercettazioni telefoniche, un tema caldo, il Procuratore ha spiegato che l'azione di contrasto per diversi reati anche se non commessi dalla criminalità organizzata non può fare a meno di questo strumento investigativo. «L'esperienza ha dimostrato abbondantemente che le intercettazioni disposte per delitti comuni, comunque gravi (come la corruzione) hanno permesso di disvelare pericolosi intrecci mafiosi» . In questo caso è stata ribadita la presenza anche nel territorio di Latina di una «significativa presenza di gruppi criminali riconducibili alle mafie tradizionali». Per la nuova riforma Cartabia il presidente della Corte d'Appello Giuseppe Meliadò, ha sostenuto che in pochi anni rischia di paralizzare la giurisdizione penale e infine ha messo in luce un altro aspetto di primo piano. «La magistratura giudicante e requirente ha continuato a fronteggiare una criminalità variegata e articolata, che per lungo tempo è stata sottovalutata e minimizzata specie nei risvolti associativi. Si è assistito al tentativo, ad opera di soggetti vicini a famiglie di etnia rom stanziati a Roma, Ostia e Latina, di imporre ad alcuni esercizi commerciali il pagamento del corrispettivo per la protezione». Emblematico un altro numero relativo ai processi con oltre 30 imputati che conferma: «il peso crescente nel distretto dei reati associativi e di criminalità organizzata».