18.04.2023 - 11:00
«Fu Grenga a sparare», racconta Andrea Pradissitto, collaboratore di giustizia che ieri in Corte d'Assise ha ricostruito il periodo storico, gli equilibri e le alleanze di quando è scoppiata la Guerra criminale del 2010. Ha raccontato cosa è accaduto la sera del 25 gennaio, dalla mattina alla sera, da quando ci fu l'agguato in via del Pantanaccio a Carmine Ciarelli fino all'esecuzione in Largo Cesti di Massimiliano Moro.
Era collegato da un sito protetto, proprio nei giorni scorsi è stato condannato per l' omicidio Moro alla pena di nove anni dal gup del Tribunale di Roma Carlo Carini e per la sua collaborazione con lo Stato sono state concesse le attenuanti. Ha beneficiato degli sconti relativi alla scelta del rito abbreviato e alla fine è stato dichiarato colpevole per il reato di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Pradissitto ha riscritto tutto quello che è avvenuto la sera dei fatti. «Simone Grenga andò a Pantanaccio a prendere la pistola, penso una 9X21, io sono andato con una Bmw Serie 1 a passo d'uomo, gli altri erano con una Audi e uno scooterone dove c'erano Simone Grenga e Macù. Ricordo che entrarono nel portone e poi li ho visti uscire, Simone - spiega Pradissitto quando ripercorre quei momenti con un racconto dettagliato - si avvicinò a me al finestrino e disse "Tutto a posto", a quel punto andammo via». L'agguato è avvenuto poco prima delle 22.
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