A pochi giorni di distanza dall'ultima esemplare condanna per maltrattamenti in famiglia, a carico di un cittadino di origini albanesi, condannato a cinque anni di detenzione per reiterati maltrattamenti in famiglia, la "kasbah" del Centro Storico di Sezze è di nuovo scenario di una violenta lite scoppiata all'interno delle mura domestiche tra una coppia di cittadini stranieri da anni residenti in Italia. Marito e moglie di origini romene avrebbero iniziato una discussione che si è protratta nel corso della notte tra venerdì e sabato, sfociata in urla e percosse. La donna è riuscita con uno stratagemma a sottrarsi alla furia dell'uomo che la minacciava armato di una pistola. Riuscita a divincolarsi, ha avvisato prontamente il numero telefonico 112 dei Carabinieri che l'è andato in aiuto.
L'uomo intanto si era barricato in casa brandendo una pistola, una Beretta. Nel giro di pochi minuti la Sezione Radiomobile dei Carabinieri di Latina avvisava i colleghi della Stazione di Sezze ed insieme giungevano nell'abitazione segnalata di via Caio Titinio.
Gli uomini del nucleo Radiomobile sono entrati subito in azione e, una volta entrati nell'abitazione insieme ai colleghi, con un guizzo, riuscivano a neutralizzare e ammanettare l'uomo che continuava a dare in escandescenze cercando di opporre resistenza. Posto in arresto, l'uomo veniva subito trasferito nelle camere di sicurezza della Stazione di Sezze per essere successivamente ristretto in via Aspromonte. L'immediato avvio delle indagini permetteva di verificare che l'arma in possesso del cittadino romeno, una Beretta di piccolo calibro, irregolarmente detenuta, riportava la matricola abrasa, quindi potrebbe essere frutto di un furto o di ricettazione. Secondo la prima ricostruzione dei fatti, per cui sono avviate le indagini dei Carabinieri, l'uomo, forse in preda all'alcool avrebbe inscenato una lite furibonda con la propria compagna picchiandola ripetutamente, sebbene sembrerebbe non siano mai stati denunciati altri precedenti o analoghi episodi a carico dell'uomo. Immediato dunque l'arresto in flagranza di reato e le contestazioni di violenza e maltrattamenti familiari e possesso illegittimo di arma da fuoco. Alle donne che vivono spesso una condizione di subalternità, costrette a subire violenze domestiche, tra le quali sempre più spesso si annoverano cittadine di origini straniere, si ricorda che il numero del 112 dei Carabinieri risponde notte e giorno h24, per ogni urgenza. A quelle stesse donne si ricorda inoltre che è possibile denunciare anche in forma anonima e chiedere l'assistenza delle Forze dell'Ordine perché in Italia è attivo il numero unico nazionale 1522 cui ci si può rivolgere in caso di violenza, abusi e stalking attivato dalla Presidente del Consiglio e del Dipartimento delle Pari Opportunità. Questo numero è attivo h24 e rispondono operatrici specializzate capaci di dare la giusta assistenza.