Il fatto
01.11.2025 - 18:00
A seguito della morte del bracciante indiano di 55 anni, colto da infarto mentre lavorava in un campo agricolo a Sezze, la Cgil di Roma e del Lazio e la Cgil Frosinone Latina tornano a chiedere che venga fatta piena chiarezza sulle circostanze del decesso e sulle condizioni di lavoro dell’uomo.
Il sindacato ha ribadito la necessità di accertare la regolarità del rapporto lavorativo, i carichi sostenuti e il rispetto delle norme di sicurezza, sottolineando come tragedie di questo tipo continuino a ripetersi nelle campagne pontine.
“Non è la prima volta che accade – ricordano i sindacati –. È necessario fare chiarezza sia sulla regolarità del rapporto di lavoro, sia sui carichi di lavoro sostenuti dal lavoratore. Non ci rassegniamo all’idea che la fatica, invece di essere debellata dal mondo del lavoro grazie all’innovazione e a una migliore organizzazione, continui a essere causa di dolore e sofferenza.”
Le organizzazioni chiedono che vengano verificate anche la formazione del lavoratore, la prevenzione sanitaria e l’eventuale presenza di controlli medici obbligatori.
La Cgil denuncia inoltre i ritardi della Regione Lazio nell’attuazione del Piano annuale per la salute e sicurezza sul lavoro, un provvedimento che, secondo il sindacato, potrebbe prevenire drammi come quello avvenuto a Sezze.
“Davanti al proseguire della strage nei luoghi di lavoro, è inaccettabile che la Regione continui a ritardare nell’applicazione del Piano annuale degli interventi in materia di salute e sicurezza.”
Un richiamo severo, che arriva mentre il territorio pontino continua a fare i conti con il peso del lavoro agricolo precario e faticoso, dove troppo spesso – denuncia la Cgil – “la sopravvivenza economica vale più della vita”.
Edizione digitale
I più recenti
Ultime dalla sezione