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Il fatto

Agresti e i prestanome scelgono la strategia del silenzio davanti al giudice

Autoriciclaggio e intestazione fraudolenta di beni con le supercar, i quattro indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori preventivi

Agresti e i prestanome scelgono la strategia del silenzio davanti al giudice

Alessandro Agresti durante l'ingresso in Tribunale

Comparsi stamattina davanti al giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano, chiamata a valutare per loro l'applicazione delle misure cautelari nell'ambito dell'inchiesta di Procura e Carabinieri che contesta i reati di autoriciclaggio e intestazione fraudolenta di beni con le supercar, l'imprenditore quarantenne Alessandro Agresti e i suoi presunti prestanome hanno scelto la strategia del silenzio. Tutti e quattro gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere in occasione degli interrogatori preventivi scattati dopo le richieste di arresto formulate dal pubblico ministero, il sostituto procuratore Giuseppe Miliano.

Il principale indiziato, Alessandro Agresti, assistito dagli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, è sospettato di avere fatto ricorso a una serie di prestanome per gestire la rete di società che operavano dietro l'autosalone VipMotors di via Mameli, secondo gli inquirenti per aggirare le eventuali misure di prevenzione patrimoniali, sia in virtù dei suoi precedenti, ma anche per mascherare episodi di autoriciclaggio di somme provento di condotte illecite.

Si sarebbe avvalso della compiacenza del padre Maurizio, assistito dall'avvocato Matteo Salis, della compagna Mery Teresina De Paolis, assistita dagli avvocati Marco Nardecchia e Luigi Angelucci, e di un suo collaboratore, Cristiano Di Nuzzo, difeso dagli avvocati Anna Rita Formicola ed Emanuele Farelli, quest'ultimo titolare dell'autosalone VipMotors, ma solo sulla carta. Tutti e tre risultano amministratori di diverse società che, stando alle indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo basate su analisi documentali e intercettazioni telefoniche, erano in realtà controllate e gestite quotidianamente da Alessandro Agresti.

Contestualmente alle richieste di applicazione delle misure cautelari, la Procura aveva chiesto e ha ottenuto il sequestro preventivo dell'intero patrimonio riconducibile al quarantenne imprenditore specializzato nella compravendita di auto di lusso e fuoriserie, vale a dire diciannove immobili dislocati tra Latina, Anzio e Roma, 8 società e quasi un centinaio di veicoli per un valore che si aggira attorno ai nove milioni di euro.

Al termine degli interrogatori, il giudice si è riservato di valutare l'applicazione delle misure cautelari.

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