Il fatto
05.02.2026 - 10:30
Una storia lunga 40 anni, dedicata all’ascolto e all’assistenza delle donne vittime di violenza, quella dell’Associazione Centro Donna Lilith di Latina, che ieri nella nuova sede al civico 43 di via XVIII Dicembre ha organizzato un incontro per ripercorrere 40 anni di impegno contro la violenza maschile sulle donne, fare il punto sulla situazione attuale del territorio e sulle sfide ancora aperte, partendo dall’esperienza storica e quotidiana del centro.
A raccontare numeri e aspetti del fenomeno violenza e le sfide che quotidianamente vengono affrontate ci hanno pensato Chiara Sanseverino, presidente di Donna Lilith, e due storiche figure dell’associazione, Loretta Millozza e Daniela Truffo.
«Nel 2025 sono state 350 le donne che hanno fatto accesso (sul territorio) ai percorsi per la ricostruzione, elaborazione, autodeterminazione e allontanamento da chi le maltrattava - ha sottolineato il presidente Chiara Sannseverino - Un numero altissimo che diventa il doppio se nel conto inseriamo anche quelle donne che ci hanno contattato, ma poi non se la sono più sentita di prendere appuntamento per un colloquio. Quando parlo di 350 donne sul territorio, intendo non solo a Latina ma nell’insieme, compresi anche gli altri centri accoglienza di Sezze e Aprilia; a Cisterna, Cori, Sabaudia e Sermoneta invece siamo presenti con degli sportelli aperti una volta a settimana. Questa diramazione sul territorio ci permette di dare la possibilità di chiedere aiuto a donne che, altrimenti, non potrebbero farlo: spesso le donne vittima di violenza non hanno una macchina e, in molti casi neanche soldi per poter acquistare un biglietto del pullman. Le operatrici sono attiviste formate dai nostri corsi, che si prendono cura di chi è vittima di violenza. Oggi assistiamo ad una crescita costante del numero delle donne che accedono ai nostri centri antiviolenza, e lo leggiamo come un dato assolutamente positivo, perché questo vuol dire che se ne parla e che le lotte, le battaglie che quotidianamente facciamo per il contrasto alla violenza di genere cominciano ad avere risonanza, quindi le donne si rendono conto di vivere situazioni di vulnerabilità a causa della violenza e chiedono aiuto rivolgendosi al centro antiviolenza. Il nostro obiettivo è quello di riuscire ad essere quanto più incisive sul territorio, di continuare a fare formazione e sensibilizzazione soprattutto a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, per parlare di stereotipi e pregiudizi di genere e di diritto al consenso e per far sì che le nuove generazioni possano avere coscienza di quelli che sono i loro diritti, le loro opportunità e possano riconoscere fin da subito i segnali di una relazione che contraddistingue la violenza. Significa influenzare non soltanto il pubblico, ma soprattutto la politica sulle misure che servono a salvaguardare il diritto e la libertà di tutte le donne. Un ultimo dato importante, che va rimarcato, è rappresentato dall’età delle donne che si rivolge a noi: un’età che continua a scendere e capita a volte anche di avere richieste da parte di minorenni che indirizziamo poi allo spazio per gli adolescenti dei consultori delle nostre città per fare dei percorsi di elaborazione, di presa di coscienza e consapevolezza. Però sicuramente questo va letto anche alla luce della tanta sensibilizzazione che facciamo all’interno delle scuole: le ragazze cominciano a fare un’elaborazione, cominciano anche un lavoro di decostruzione e quindi a cogliere, all’interno delle loro primissime relazioni, i segnali dei campanelli d’allarme».
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