Cerca

Il fatto

Il ciclone Corona ne ha per tutti: "I 160 milioni di Mediaset? Una intimidazione"

Ospite sul palco del Chaos, l’ex re dei paparazzi acclamato come una rockstar fa il pieno di pubblico

Il ciclone Corona ne ha per tutti: "I 160 milioni di Mediaset? Una intimidazione"

Un incontenibile interesse del pubblico, una spassionata curiosità della platea, intorno a rivelazioni su personaggi famosi, su presunti scheletri negli armadi dei vip che appassionano il popolo giovanile, e se a questo aggiungiamo l’inconfutabile ammirazione nei suoi confronti da parte delle donne, allora la sfida è vinta in partenza: il Chaos giovedì sera si è riempito di gente (in gran parte ragazzi) pronta ad accogliere, con l’entusiasmo che si riserva ad una rockstar, l’ospite d’onore del capoluogo pontino. E lui, Fabrizio Corona, si è preso la scena a modo suo, come soltanto lui sa fare.


Non un cantante, né un musicista o un dj: Corona è salito sul palco, microfono alla mano, per interagire col pubblico mettendo in mostra il suo iconico stile.

A bordo di un Minivan nero, Corona è arrivato al Chaos poco prima dell’una, giusto il tempo di scendere e fare il suo ingresso nel locale da un’entrata secondaria: una volta varcata la soglia, è stato accolto dalle urla di apprezzamento della sala. Una rapido saluto, poi via sul palco. Per presentarsi ai suoi fan che lo attendevano in trepida attesa. «Ragazzi io sono qui per voi, perché ho bisogno della mia gente, nonostante la febbre alta ho deciso di esserci», ha esordito col microfono in mano Fabrizio Corona, assistito da Raffaele Martini in arte Raffio, spalla ideale per accompagnarlo sul palco. «Ti arresteranno anche questa volta? Raffio chiede (scherzando) all’ex re dei paparazzi. «Mi vogliono soltanto impressionare, adesso ho 52 anni e so usare la testa», risponde (col sorriso) Corona.


Poco prima che salisse sul palco, Mediaset aveva diffuso un comunicato annunciando di promuovere un’azione civile risarcitoria, per un importo complessivo di 160 milioni di euro, nei confronti dell’influencer e delle società a lui riconducibili. «Quanto diffuso da Fabrizio Corona, attraverso una violenza verbale inaudita costituisce un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e del minimo rispetto per le persone, le loro famiglie e le realtà coinvolte. Per queste ragioni, i singoli soggetti lesi insieme a Mediaset e Mfe - Mediaforeurope, hanno deciso di promuovere azioni civili risarcitorie», si legge nel comunicato Mediaset.
«Ora cosa farai?» chiede un giovane - salito sul palco - a Fabrizio Corona. «Ascoltate, è un discorso serio - risponde - Mi vedete preoccupato? No, non lo sono. Sapete perché? Ve lo dico io: è un atto intimidatorio, è una minaccia. C’è differenza tra penale e civile. E qui non si parla di penale perché se si apre un processo (penale) e vengo rinviato a giudizio, poi dovranno presentarsi anche loro, dal primo all’ultimo (Corona elenca tutti i vip tirati in ballo da dicembre ad oggi) e poi vedremo se li ho diffamati!».
E in conclusione un annuncio: «Mi hanno chiuso i profili, mi hanno chiesto 160 milioni di euro, ma io vi prometto una cosa: non resterò a guardare, ho un piano pronto, a cavallo tra il 10 e 15 marzo succederà la rivoluzione».


Una storia iniziata soltanto a dicembre quella tra Fabrizio Corona da una parte e il gruppo Mediaset con annessi personaggi famosi dall’altra, ma già piena di contenuti. Corona, con i canali social oscurati, è sceso dallo dallo sgabello del suo format YouTube Falsissimo, e si sta prendendo la scena nei locali, dove può interagire personalmente con la gente, che giovedì sera al Chaos lo ha osannato acclamandolo con la stessa passione che, negli stadi, si riserva ad una rockstar.

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione