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Furto al Teatro D’Annunzio, il caso Travaglio diventa terreno di scontro politico

M5S accusa la sindaca Celentano di “fallimento totale”, il centrodestra replica: «Strumentalizzazione irresponsabile»

Furto al Teatro D’Annunzio, il caso Travaglio diventa terreno di scontro politico

Il furto subito da Marco Travaglio nel camerino del Teatro Comunale Gabriele D’Annunzio, durante lo spettacolo andato in scena giovedì sera, ha rapidamente oltrepassato i confini della cronaca per trasformarsi in un duro confronto politico. Un episodio grave, sul quale stanno indagando le forze dell’ordine, che ha però innescato una polemica dai toni accesi e divisivi all’interno del Consiglio comunale di Latina.

Ad alzare il livello dello scontro è stata la consigliera comunale e capogruppo del Movimento 5 Stelle Maria Grazia Ciolfi, che in una lunga nota ha parlato di «fallimento politico, amministrativo e istituzionale» della sindaca Matilde Celentano, accusandola di non aver comunicato tempestivamente con la città e di non essere in grado di garantire sicurezza e gestione della cultura. Secondo il M5S, il silenzio delle prime ore e l’assenza della prima cittadina al teatro la sera dello spettacolo sarebbero elementi sufficienti per invocare scuse pubbliche, un’indagine interna immediata e persino una riflessione sulle “conseguenze politiche”.

Nel comunicato pentastellato il furto viene definito un fatto «di gravità senza precedenti», capace di produrre un danno d’immagine enorme per la città e di mettere in discussione la credibilità delle istituzioni locali. Una narrazione che insiste anche sull’assenza di un sistema adeguato di videosorveglianza e sulla contraddizione tra i proclami dell’amministrazione in materia di sicurezza e quanto accaduto all’interno del principale presidio culturale cittadino.

Parole dure, che hanno trovato immediata risposta nel comunicato diffuso dai consiglieri di maggioranza di centrodestra, i quali parlano apertamente di «strumentalizzazione politica» e di «ricostruzione volutamente distorta dei fatti». Secondo la maggioranza, trasformare un reato commesso da ignoti in una responsabilità diretta del sindaco rappresenta un’operazione propagandistica scorretta, che finisce per danneggiare l’immagine della città più del fatto stesso.

Il centrodestra sottolinea come sia falso sostenere che la sindaca sia rimasta inerte: Celentano si sarebbe attivata tempestivamente, inviando una lettera di scuse a Travaglio e assicurando piena collaborazione alle forze dell’ordine, nel rispetto dei ruoli istituzionali. Un passaggio confermato anche dal clima di reciproca fiducia instaurato con il giornalista, mentre le indagini sono tuttora in corso.

Nel mirino della replica della maggioranza finisce anche l’attacco sulla delega alla Cultura, che la sindaca ha trattenuto per sé. «La gestione culturale di una città – si legge – si valuta sulla programmazione, sugli eventi e sugli investimenti, non su un singolo episodio criminoso». Utilizzare il nome di un ospite di rilievo nazionale per colpire politicamente l’amministrazione viene definito un atto di pura speculazione, lontano dalla tutela reale della sicurezza e della cultura.

In questo quadro già teso, assume un peso significativo anche la posizione della Direzione del Teatro Comunale, che ha espresso solidarietà a Travaglio e al suo staff, definendo l’episodio grave ma del tutto isolato e inedito nella storia del D’Annunzio. La direzione ha ribadito il ruolo del teatro come presidio civile e culturale della città, sottolineando come sin dai primi momenti siano state attivate le procedure corrette e garantita piena collaborazione con le autorità competenti.

Il risultato è uno scontro politico che rischia di oscurare il punto centrale: un furto da accertare e chiarire, senza scorciatoie retoriche. Se la sicurezza degli spazi culturali è un tema serio, lo è altrettanto il rispetto dei ruoli e delle responsabilità. In una città già attraversata da forti tensioni politiche, il caso Travaglio sembra diventato l’ennesimo terreno di polarizzazione, dove il confine tra controllo democratico e strumentalizzazione appare sempre più sottile.

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