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Chiesto il dissequestro del patrimonio di Agresti, discusso il ricorso al Riesame

I difensori del venditore di auto chiedono l'annullamento dei sigilli, il pubblico ministero Miliano si è opposto. I giudici si sono riservati

Chiesto il dissequestro del patrimonio di Agresti, discusso il ricorso al Riesame

Stamattina davanti al collegio penale del Tribunale del Riesame di Latina è stato discusso il ricorso presentato dagli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, difensori di Alessandro Agresti, contro il sequestro del patrimonio ritenuto riconducibile al quarantenne venditore di auto, adottato dal giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano nell'ambito di un'inchiesta della Procura che contesta i reati di autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

I legali chiedono l'annullamento del provvedimento, facendo leva sugli atti relativi all'inchiesta analoga del 2021 conclusa con un'archiviazione.

Dal canto suo il pubblico ministero Giuseppe Miliano, nel corso dell'udienza, si è opposto alla richiesta dei difensori di Agresti, chiedendo che venga rigettato il ricorso presentato.

Il collegio penale composto dai giudici Elena Nadile, Francesca Zani e Clara Trapuzzano Molinaro, in sede di riesame delle misure cautelari reali, si è riservato sulla decisione, che sarà assunta dopo il vaglio della documentazione depositata dai legali e gli atti che hanno motivato la richiesta di sequestro da parte del pubblico ministero.

Il sequestro ha congelato 19 immobili tra Latina, Anzio e Roma, otto società coinvolte nella compravendita di auto che alimentavano la gestione dell'autosalone VipMotors e nella gestione del patrimonio immobiliare, oltre a un centinaio di autovetture, tra le quali diverse supercar, per un valore complessivo stimato in nove milioni di euro circa.

L'indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, attraverso analisi documentali e intercettazioni telefoniche, ha documentato come fosse il quarantenne Alessandro Agresti a gestire di fatto l'intero gruppo, sebbene le società fossero amministrate formalmente dai suoi prestanome, ossia la moglie, il padre e un collaboratore, quest'ultimo reale titolare dell'autosalone.

Contestualmente al sequestro preventivo del patrimonio, il pubblico ministero aveva chiesto anche l'applicazione delle misure cautelari nei confronti degli indagati, adottate dal giudice per le indagini preliminari all'esito degli interrogatori preventivi.

Misure restrittive che nel frattempo sono state però annullate dal Tribunale del Riesame di Roma che ha accolto il ricorso sia per Alessandro Agresti che per la moglie. Il primo era finito in carcere, la donna agli arresti domiciliari, ma entrambi sono di nuovo liberi dalla scorsa settimana.

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