Il commento
10.02.2026 - 13:30
Un tratto comune lega Urbanistica e Ambiente e sarebbe un errore considerarle singole polemiche, o rivendicazioni isolate di questo o quell’assessore. Si tratta di incongruenze strutturali di un sistema che proclama visioni e riforme mentre, nei fatti, svuota di risorse i settori chiamati a realizzarle. Urbanistica e Ambiente diventano così casi emblematici di una gestione che si regge sull’ordinario - e nemmeno sempre - rinunciando a programmare il futuro, e di una politica di bilancio che rischia di alimentare conflitti interni e rallentare i processi decisionali.
Quello che emerge, numeri alla mano, è dunque un problema più profondo: l’assenza di una vera politica di programmazione capace di tenere insieme l’oggi e il domani della città. Tremila euro all’urbanistica e una lunga sequenza di capitoli azzerati all’ambiente non sono semplici dettagli di bilancio. Sono scelte politiche. Scelte che raccontano un’amministrazione impegnata a gestire l’ordinario con affanno, ma incapace di investire nei settori che dovrebbero governare lo sviluppo della città. Senza risorse non si pianifica, senza pianificazione si rincorre l’emergenza. E l’emergenza, per definizione, non costruisce futuro. Queste criticità diventano inevitabilmente una spina nel fianco per il sindaco.
Non tanto per il rumore mediatico che producono, quanto perché mettono a nudo un modello di governo che tiene in piedi comparti nevralgici senza fornire loro strumenti adeguati. E fanno emergere plasticamente uno scollamento importante se anche l’assessore all’Urbanistica decide di rendere pubbliche le proprie rimostranze. Urbanistica e ambiente non sono settori marginali: sono l’ossatura su cui si regge ogni idea credibile di città. Lasciarli in condizioni di cronica sotto-dotazione significa svuotare di senso ogni discorso su rigenerazione, sostenibilità e visione strategica. All’amministrazione Celentano vale la pena porre una domanda semplice: che immagine di città vuole lasciare dopo cinque anni di governo? Perché se la risposta prevede pianificazione, tutela ambientale e scelte coraggiose, allora il bilancio non può essere solo un esercizio contabile.
Deve diventare uno strumento politico, capace di orientare le priorità e di sostenere chi è chiamato a realizzarle. La richiesta che emerge non è quella di spendere di più a prescindere, ma di spendere meglio. Di superare tagli lineari e decisioni calate dall’alto, aprendo un confronto serio su ciò che serve davvero alla città.
Spetta al sindaco ora ricomporre le criticità e restituire coerenza all’azione amministrativa. Non per mediare l’ennesima tensione interna, ma per compiere una scelta politica netta. Serve un segnale forte, riconoscibile, che rompa l’ambiguità e restituisca una direzione chiara all’amministrazione. Continuare a galleggiare sull’ordinario significa accettare che il domani della città venga progressivamente svuotato.
Governare, invece, è decidere: indicare priorità, correggere le storture del bilancio e assumersi la responsabilità di investire nei settori che tengono insieme sviluppo, ambiente e qualità della vita. Governare significa non limitarsi a tenere acceso il motore, ma decidere la direzione di marcia. E oggi, più che mai, quella direzione sembra mancare all'amministrazione Celentano.
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