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Il fatto

Pontinia, processo per violenza sessuale: in aula il consulente conferma l’attendibilità del giovane che denunciò nel 2020

La psicologa incaricata dalla Procura ha riferito sugli accertamenti clinici e sul quadro di fragilità della presunta vittima; sentito anche il padre, che ha raccontato le condizioni in cui trovò il figlio dopo l’episodio

Pontinia, processo per violenza sessuale: in aula il consulente conferma l’attendibilità del giovane che denunciò nel 2020

Il consulente della Procura ha ribadito in aula che il sedicenne che ha denunciato di essere stato violentato a luglio del 2020 è attendibile e in grado di riferire in modo autonomo i fatti. La psicologa incaricata dal pm ha esaminato la cartella clinica della vittima contenente sia l’attestazione delle lesioni derivanti dal rapporto sessuale cui fu costretta, sia le condizioni di fragilità psichica del ragazzo, che si è costituito parte civile per il tramite dell’avvocato Valentina Sartori.

La storia risale, appunto, a circa tre anno fa: il sedicenne la sera della violenza si trovava in un bar di Pontinia in compagnia di un amico, quando è arrivato l’indiano imputato ora di violenza sessuale e difeso dall’avvocato Emanuele Farelli.

Secondo quanto accertato finora il trentenne indiano avrebbe invitato il ragazzo prima ad entrare nel bar e poi a seguirlo fino ad uno scantinato del complesso di case popolari che si trova nei pressi del locale e lì avrebbe abusato del giovane, che pur avendo 16 anni in realtà ha una percezione della realtà come se avesse un’età di molto inferiore e ciò avrebbe contribuito ad una scarsa difesa.

Il primo a prestare soccorso fu il padre della vittima, che ieri è stato il secondo testimone ad essere sentito in aula. L’uomo ha riferito delle condizioni di evidente trauma in cui trovò il figlio e cosa apprese nelle ore successive. 

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