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I risvolti

Corruzione a cisterna, trojan e microspie: «Questo è il progetto»

L’inchiesta che ha portato alla richiesta di sei arresti. La chiamata dell’imprenditore D’Ercole con Monti

Corruzione a cisterna, trojan e microspie: «Questo è il progetto»

È un'indagine complessa nata da un esposto che risale a cinque anni fa per fatti avvenuti tra il 2022 e il 2023. Sono stati accertati - in base a quanto è emerso - e ricostruiti da molte intercettazioni telefoniche e ambientali anche con l’utilizzo del trojan.

Microspie piazzate in alcune auto e conversazioni raccolte da altri riscontri hanno permesso di accertare gli episodi corruttivi contestati nel procedimento penale in fase di indagini preliminari nei confronti dei presunti responsabili e che vede otto persone indagate, per sei di loro il pubblico ministero Valentina Giammaria, titolare del fascicolo, ha chiesto gli arresti domiciliari.

Dopo gli interrogatori preventivi, che si sono svolti venerdì mattina in Tribunale e sono durati oltre quattro ore, il giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano dovrà decidere sulla richiesta per politici, imprenditori e professionisti. Sono due i procedimenti presi in esame che riguardano due progetti, uno per la realizzazione di uno store a Cisterna tra corso della Repubblica e piazzale delle Province, l’altro per l’ampliamento di superficie del 25% per l’azienda Califano Carrelli.

Nel primo procedimento sono indagati l’imprenditore di Latina David D’Ercole, imprenditore del capoluogo, insieme a Renio e Domenico Monti e a due funzionari del Comune di Cisterna. Nelle carte dell’inchiesta è finita anche una intercettazione telefonica tra D’Ercole e Renio Monti per incontrarsi e parlare di una faccenda delicata come ricostruito negli atti dell’indagine. La conversazione risale al 13 ottobre del 2021, al centro c’è il progetto dello store che non era stato approvato, redatto da un altro architetto.

Sia Renio Monti che Domenico Monti hanno accettato la promessa - come da contratto - di ricevere da David D’Ercole 75mila euro, a fronte dei quali 20mila venivano corrisposti e dissimulati in un corrispettivo a vantaggio di padre e figlio e soggetti a loro riconducibili per il pagamento di fatture relative ad un progetto realizzato da un altro architetto e da loro ripresentato al Comune di Cisterna.

L’inchiesta si estende in un arco temporale di almeno quattro anni e lo schema adottato - secondo gli investigatori - sarebbe lo stesso di sempre: sono coinvolti imprenditori e politici come nel caso di Monti e l’obiettivo era quello di velocizzare la procedura per alcune pratiche.

Secondo l’accusa, nel caso di D’Ercole l’imprenditore avrebbe ricevuto l’indicazione dai due funzionari indagati a piede libero di rivolgersi allo studio di architettura di Monti avendo la certezza - in base alle indagini della Guardia di Finanza - dell’approvazione del progetto.

Nell’altro episodio invece viene contestata una mazzetta di 40mila euro ad un altro imprenditore pontino Gabriele Califano all’indirizzo del dirigente all’Urbanistica del Comune di Cisterna Luca De Vincenti per ampliare la superficie della propria attività. Alcuni degli indagati sottoposti all’interrogatorio hanno risposto alle domande anche con memorie difensive, altri invece si sono avvalsi. La parola spetta al gip.

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