Giudiziaria
17.02.2026 - 17:30
La responsabilità penale di David Ojo in occasione dell’assassinio di John Eric, avvenuto il 13 novembre 2023 in via Dormigliosa a Sermoneta a margine di una festa di commemorazione tra connazionali nigeriani, non è emersa oltre ogni ragionevole dubbio e per questo il 39enne nigeriano, connazionale della vittima di quel tragico evento, è stato assolto. Così ha deciso il giudice Gian Luca Soana, presidente della Corte d’Assise del Tribunale di Latina e composta inoltre dal giudice Mario La Rosa e da altri 6 membri della giuria popolare. È questa la motivazione riportata nella sentenza emessa lo scorso 18 novembre ma pubblicata solo nelle scorse ore. Motivazione che da una parte spiega come, il corredo indiziario a carico di David Ojo, difeso dall’avvocato Alfredo Frateschi dopo che lo stesso Ojo era in carcere da qualche mese, si presenta insufficiente e non resiste a spiegazioni alternative dell’accaduto, specialmente perché il teste chiave su cui si fonda la prospettazione accusatoria, è portatore di un interesse contrapposto, essendo emersi indizi non trascurabili a suo carico, nel corso del giudizio. La stessa sentenza sottintende anche che, dopo questa assoluzione dovranno esserci nuove indagini perché il colpevole di quell’omicidio così cruento, è ancora in libertà.
Proprio l’avvocato Alfredo Frateschi ha voluto evidenziare alcuni aspetti della vicenda. «La Corte d’Assise, pur non potendo comandare o indirizzare nuove indagini, ha lanciato un monito tramite la sentenza stessa, sollecitando - afferma - il pubblico ministero a valutare altre piste investigative La sentenza dopo due anni assolve David Ojo per un ragionevole dubbio che non sia stato lui a uccidere John Eric, ma allo stesso tempo fissa con certezza che c’è un assassino in libertà. Altra certezza, aggiungo io, è che David Ojo è stato due anni e 5 giorni in carcere da innocente e in questo arco di tempo ha perso tutto. Personalmente posso dire che purtroppo abbiamo assistito agli effetti di un’indagine sicuramente complessa, ma troppo affrettata e approssimativa oltre che basata in qualche modo su un pregiudizio. La Corte di Assise, allo stesso tempo lascia aperti due spiragli riferiti a due soggetti che avevano avuto criticità nei confronti della vittima. Il mio assistito è stato in carcere per mesi senza sapere il perché. Non capiva l’italiano e ha ricevuto una notifica nella sua lingua solo nel settembre 2024».
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