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Il processo

Karibu, il racconto del dissesto in aula: «Flussi di denaro anomali e spese di lusso in tutto il mondo»

Il commissario liquidatore Cappello ricostruisce il “film del crollo” della cooperativa: carte usate per viaggi e hotel extralusso

Karibu, il racconto del dissesto in aula: «Flussi di denaro anomali e spese di lusso in tutto il mondo»

Il film del crollo di Karibu - come lo descrive il commissario liquidatore Francesco Cappello in aula - è un incalzare di carte e prelievi tanto facili quanto anomali. Ovunque. E’ quello che emerge nel processo per lo scandalo dell’accoglienza. In oltre due ore quando risponde alle domande del pubblico ministero Giuseppe Miliano, titolare dell’inchiesta insieme al collega Andrea D’Angeli e delle parti civili, srotola tutto quello che gravitava attorno all’articolato mondo delle cooperative e in particolare il ruolo ricoperto da Liliane Murekatete, considerato attivo. «I fussi di denaro erano in qualcosa che non si poteva definire».

Il momento clou diventa quando descrive una parte delle uscite con la carte della cooperativa utilizzate in giro per il mondo: Dubai, Doha, Bruxelles, Amalfi, Roma. E’una mappa. Spese sempre sotto il segno del lusso e dell’extralusso. Ma c’è anche un’altra spesa quella in una clinica privata a Roma quando ha partorito una delle imputate, Liliane Murekatete, moglie del deputato Soumahoro.


La parola chiave che risuona e si ripete è sempre la stessa: spese anomale. «C’erano debiti nei confronti dei dipendenti pari a 700mila euro. Karibu era una società vuota, è stata svuotata - ha ricordato il commissario liquidatore - gli amministratori hanno aggravato il dissesto, non hanno fatto emergere lo stato passivo. E invece che convocare un’ assemblea dei soci per mettere in liquidazione la società o tamponare le perdite - ha ribadito in aula - hanno aggravato la situazione fino al 2023».
La lista delle spese è ricca e assortita. Un esempio? L’hotel Santa Caterina ad Amalfi, categoria cinque stelle lusso, top, è il 6 luglio del 2014, una notte costa 966 euro. C’ è questo nel prospetto. Ma ci sono altre spese come gli oltre 245 euro al ristorante Il Granchio a Terracina, acquisti a Doha, oltre 400 euro in una gioielleria da un’altra parte del mondo. «Sono una varietà di spese che non sono riuscito a ricondurre all’attività della cooperativa», ha aggiunto il commissario. E poi i 2264 euro per l’Hotel Palazzo della Fonte a Fiuggi: il soggiorno risale al 29 marzo del 2016 è lo stesso hotel dove Maradona è andato a giocare a golf e nel secolo scorso vi ha soggiornato la Regina Margherita. Ma ci sono anche 400 euro di biancheria intima in un negozio a Roma.

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