Il caso
15.03.2026 - 11:00
Questa è una storia dove non c’è pace. Nell’estate del 2017 il salvataggio di Valerio Catoia al mare che aveva commosso l’Italia. Il giovane atleta down aveva salvato due bambine che stavano annegando. Era stato premiato da tutti, anche dal Capo dello Stato e la sua storia era diventata un esempio. Nel 2019 gli insulti pesantissimi sui social, due persone indagate per diffamazione aggravata. La denuncia, la chiusura dell’inchiesta e poi stop.
Un processo che non è mai iniziato e una vicenda con un lieto fine ma a metà. Lo scorso novembre, un imputato, un professionista della provincia di Pistoia, assistito dall’avvocato Alfonso Falcone, aveva scritto una lettera di scuse, risarcendo i familiari e donando una somma di denaro all’Associazione in ricordo di Daniele per acquistare attrezzature per il reparto di Pediatria dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Aveva detto che sarebbe venuto a Latina per conoscere e abbracciare Valerio. Non si è fatto vivo fino a questo momento.
Per l’altro imputato si tratta di uno speaker originario della Sardegna, difeso dall’avvocato Marta Censi, il processo è impossibile: la prima udienza tra meno di un anno, nel 2027. Saranno passati nove anni dalla denuncia, saranno celebrate compresa quella ben 13 udienze ma per una serie di ragioni non si è mai arrivati ad ascoltare un testimone del processo. Finirà così. «I commenti sono stati oltraggiosi e negativi sia sulla persona che sulla disabilità», aveva osservato la Procura nel capo di imputazione.
«Ha usato il monogommone»: è una delle terribili frasi contestate e poi: «La natura dà, la natura toglie». Oltre alla diffamazione contestata la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale o religiosa. Le indagini erano state condotte dalla Polizia Postale. Valerio Catoia è stato nominato alfiere della Repubblica dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. I familiari di Valerio sono assistiti dall’avvocato Mariani.
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