Il fatto
15.03.2026 - 12:00
Il percorso verso la riapertura del Parco Falcone e Borsellino, il grande polmone verde cittadino oggetto di una maxi riqualificazione finanziata con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sta incontrando un nuovo ostacolo burocratico che potrebbe allungarne ulteriormente i tempi di restituzione alla città.
Il vero nodo emerso da qualche mese è di natura urbanistica: sull’area del parco, che il piano regolatore generale destina a verde pubblico, insiste infatti un vincolo boschivo che potrebbe creare problemi rispetto alle cinque strutture previste dal progetto, tre corner, un chiosco e un punto ristoro. Proprio questi manufatti, tra le novità più rilevanti del progetto insieme ai percorsi ciclopedonali e alle aree attrezzate per il fitness, rischiano ora di entrare in conflitto con la tutela ambientale e paesaggistica presente sull’area.
La questione è resa ancora più complessa dal fatto che il parco si trova all’interno del nucleo storico in una zona che rientra nel perimetro individuato dal Piano Territoriale Paesistico Regionale come nucleo di fondazione della città, identificato a Latina come quartiere “R-0 Littoria”. Si tratta di quella che viene comunemente definita “zona rossa”, un ambito nel quale ogni intervento che riguarda i lavori pubblici ha un peso particolare e deve essere attentamente compatibile con la destinazione urbanistica dell’area e con le esigenze di tutela del patrimonio storico e paesaggistico.
Il percorso verso la riapertura del parco potrebbe risentire di questo passaggio nonostante l’amministrazione, con l’ufficio urbanistica, si sia mossa per superarlo. L’intervento complessivo, del valore di 5,5 milioni di euro, punta a trasformare completamente il parco in uno spazio moderno e multifunzionale con nuovi percorsi pedonali e ciclabili, aree verdi riqualificate, zone attrezzate per attività culturali e sportive.
Ma il percorso, fino ad oggi, non è stato semplice. Fin dall’inizio il cantiere ha registrato un avvio lento e diversi intoppi, con la necessità di rivedere alcune parti del progetto – tra cui la recinzione – e di approvare una perizia di variante per interventi aggiuntivi, che era stata approvata in commissione. A rallentare la tabella di marcia si sono aggiunti anche i giorni di maltempo che, secondo quanto previsto dal contratto, hanno comportato il recupero delle giornate di lavoro perse e quindi un ulteriore slittamento dei tempi, sempre dettati dal Pnrr.
Il lavoro degli uffici e la richiesta alla Regione
Per cercare di superare l’impasse, gli uffici dell’urbanistica hanno lavorato a una soluzione tecnica. È stata infatti affidata alcuni mesi fa una perizia affidata a un agronomo, incaricato di effettuare una perimetrazione più precisa delle aree soggette a vincolo. L’obiettivo è individuare con chiarezza le porzioni effettivamente libere da adibire a giardino pubblico e non boscate e che possano, dunque, prevedere la possibilità di manufatti leggeri, in modo da avere l’ok della Regione ed evitare problemi una volta conclusi i lavori e riaperto il parco.
In particolare bisognerà chiarire la compatibilità tra queste aree e le strutture previste, come la piattaforma per le attrezzature fitness e gli spazi destinati ai futuri chioschi di ristoro, che dovrebbero essere affidati in concessione a operatori privati, come è avvenuto per altri parchi cittadini. Non sembrerebbe un ostacolo insormontabile ricordando anche che, ad esempio, negli anni Sessanta figuravano dei manufatti all’interno del parco a partire dalla struttura dell'ex Polo Nord, poi spostato all’esterno. Il nodo resta comunque delicato: due vincoli si sovrappongono, quello urbanistico dell’area e quello paesaggistico previsto dal piano regionale, quest’ultimo più semplice da superare con un parere della Soprintendenza.
Di fronte a questo scenario però non possono non sorgere spontanee alcune domande: perché il problema emerge soltanto ora? E perché se la perizia risale a qualche mese fa, è stata trasmessa in regione solo ad inizio febbraio? C’entrano con questi ritardi anche le lacune del progetto originario del settore Lavori Pubblici ereditato dalla precedente amministrazione, poi modificato ma rimasto comunque carente in alcune documentazioni?
Finché non arriverà una risposta formale dalla Regione, sarà difficile procedere oltre e l’alternativa potrebbe essere una nuova variante al progetto anche a lavori conclusi. Lavori che procedono, intanto, verso la conclusione. Anche ieri nel cantiere si lavorava alla movimentazione di detriti e materiali, segno che l’intervento prosegue nonostante le incognite ancora aperte. Oggi il problema principale non è più il recupero delle giornate di lavoro perse per la pioggia, ma la necessità di sciogliere i nodi urbanistici per un parco che sulla carta promette di diventare uno dei progetti di riqualificazione urbana più significativi degli ultimi anni per Latina.
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