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Vivarini è una furia, Garcia Tena amareggiato

Vivarini è una furia, Garcia Tena amareggiato

Dagli spogliatoi

Vivarini è una furia, Garcia Tena amareggiato
Vivarini è una furia, Garcia Tena amareggiato

E' un Vivarini affranto e arrabiato quello che si presenta ai microfoni della sala stampa del Francioni. Il decimo pareggio, il quinto ottenuto dopo essere andati in vantaggio, non viene digerito a cuor leggero. E il tecnico di Ari, sanguigno e schietto com'è, non riesce a nascondere tutta l'amarezza. Ce l'ha disegnata in volto e la esplicita poi anche con le parole: «Abbiamo fatto una buona prestazione. Nel primo tempo abbiamo concesso una sola occasione ad una squadra che è ben definita e sa cosa fare. Siamo stati tonici, abbiamo giocato palla, abbiamo creato occasioni. Nel secondo tempo purtroppo ci siamo abbassati di dieci metri, ci siamo fatti schiacciare. Sono riemerse quelle piccole paure che ci hanno attanagliato finora. Ma no, non sono d'accordo quando mi dite che siamo alle solite - spiega il mister - perché ogni partita è una storia a sé, e questa meritavamo di vincerla. Eravamo in emergenza, siamo rimasti senza Di Matteo, eravamo senza Acosty e De Vitis e contro una signora squadra. Eppure abbiamo tirato fuori una prestazione di livello. Dovevamo portare a casa il risultato. Magari, con maggiore fortuna, staremmo qui a parlare di tutt'altro. Gli arbitri? Inutile sentirsi raccontare storie. Quando il guardalinee alza la bandierina vuol dire che c'è fuorigioco di chi ha colpito la palla. Altrimenti l'avrebbe alzata prima. Ma non parlo di questi episodi>.

GARCIA TENA - l'amarezza è difficile da mandare giù. Non lo nasconde Pol Garcia Tena, lo spagnolo tornato ad essere una colonna portante della difesa nerazzurra e anche ieri tra i protagonisti: «Come le altre volte, anche con l'Entella non siamo riusciti a tenere il risultato - ha commentato in sala stampa il catalano - Purtroppo sono troppe volte che lo diciamo e dobbiamo fare qualcosa in più. Salernitana, Benevento e oggi, erano partite che dovevamo portare a casa. Evidentemente manca qualcosa su cui, quindi, dobbiamo lavorare». 

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