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Affido condiviso, i dati dell'Istat "bocciano" la legge

Affido condiviso, i dati dell'Istat "bocciano" la legge

Dall'Italia

Affido condiviso, i dati dell'Istat "bocciano" la legge
Affido condiviso, i dati dell'Istat "bocciano" la legge

A distanza di dieci anni dall'entrata in vigore della Legge sull'affido condiviso si evince che, ad eccezione della drastica diminuzione della proporzione di figli minori affidati in modo esclusivo alle madri, tutti gli altri indicatori non hanno subito modificazioni di rilievo. 

Questa la riflessione che si può mettere in atto leggendo i dati su base regionale e nazionale diffusi nelle scorse ore dall'Istat.

Infatti, stando all'analisi dei dati nazionali, a quota di separazioni in cui la casa coniugale è assegnata alla moglie sale al 60%, percentuale che registra addirittura un aumento del 2,6 % rispetto al 2005 quando ancora non era in vigore la legge sul condiviso. Quota che raggiunge il 69% per le madri con almeno un figlio minorenne.

Per quanto riguarda le disposizioni economiche, infine, si mantiene stabile, nel decennio, la quota di separazioni con assegno di mantenimento corrisposto dal padre (94% del totale delle separazioni con assegno nel 2015). L'ammontare medio dell'assegno per il mantenimento dei figli ammonta a 485,43 euro.

Le separazioni in cui vengono cumulati gli assegni al coniuge con quelli ai figli sono il 10,5% del totale, questa proporzione raddoppia se si considerano le separazioni con figli minori (21,3% del totale delle separazioni con figli minori).

La quota di separazioni con assegno per coniuge e figli è più alta nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 29% e 23,5% delle separazioni con figli minori), mentre nel Nord si assesta quasi al 18%. Quando ad essere corrisposto è solo il contributo economico al coniuge (e non anche ai figli) la quota scende all'10%.

«La legge sull'affido condiviso – osserva il Presidente di Adiantum,  Professor Giacomo Rotoli – pur partendo da presupposti concettualmente condivisibili, non ha trovato la sua applicabilità nei tribunali e nella magistratura. In dieci anni, tale legge, non è stata mai funzionale perchè svuotata nei suoi contenuti».
 
«Prima del 2006 i figli venivano assegnati prevalentemente alla madre mentre l'assegno ai figli veniva corrisposto al padre nel 95,4% dei casi – aggiunge il professore â€“  A distanza di dieci anni dalla riforma, l'Istat fotografa un quadro immutato negli anni che non ha portato nessuna miglioria. Le madri continuano ad essere il punto di riferimento principale per i figli sia nel caso di matrimoni felici che finiti obbligando moltissimi padri a spendere una fortuna per veder garantito il diritto dei propri figli ad un rapporto equibrato con entrambi le figure genitoriali nonostante tale diritto risulta esserecentrale nella Convenzione sui diritti dell'Infanzia sottoscritta a New York il 20.11.1989 e resa esecutiva in Italia con L. 176/1991». 
 
«L'assegnazione della casa coniugale ad entrambi i genitori e il mantenimento diretto sembra essere un'utopia – conclude  Rotoli – Rispetto al 2006 la situazione è anche peggiorata eccetto che nel nome ‘condiviso', un'etichetta per un affido di fatto esclusivo  grazie all'invenzione del ‘genitore collocatario', introdotto nel Decreto Legislativo 28 dicembre 2013, n. 154». 

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