Venerdì notte ha dormito su un marciapiede di Viale XXI Aprile e all'alba di sabato lo ha trovato, tremante per il freddo, il personale del "Caffè Friuli" che stava aprendo l'attività. Sono stati proprio i baristi del turno di mattina ad allertare gli operatori del 118 e le forze dell'ordine, in questo caso gli agenti della Polizia, per soccorrere Raffaele, 21enne di Roma che poi, al caldo del bar, davanti a un cappuccino e a un cornetto, ha raccontato il motivo della sua notte all'addiaccio ma anche la sua storia, caratterizzata sin da quando aveva 13 anni dal forte shock emotivo a causa della scomparsa del padre per overdose.
I segni di quel trauma li porta ancora dentro di sé, soprattutto quelli dovuti ai tranquillanti, se non addirittura agli psicofarmaci, di cui ha sicuramente dovuto abusare per cercare di andare avanti. «Dopo la morte di mio padre sono caduto in una forte depressione - ha ricordato con tono pacato ma anche con le parole strascicate che sono il segno evidente di una condizione comunque tuttora alterata dai farmaci -. La situazione, a casa, era già difficile perché siamo sempre stati una famiglia poco abbiente in un palazzone popolare della periferia romana, ma dopo la scomparsa di mio padre le cose sono peggiorate».
Il rapporto con la madre non è mai stato facile, anche perché Raffaele ha sempre preferito stare lontano da quella casa per iniziare una vita altrove, così come non c'è mai stato un legame affettivo con la sorella di 23 anni. «Ho cercato di reagire cercando di fare lavoretti saltuari, come le pulizie - ha proseguito scavando nei meandri di quella memoria che fa fatica a mettere in ordine -. Ma non ho mai infranto la legge, anche se quando ero a Roma ho rischiato più volte di farmi trascinare da alcuni amici che evidentemente amici non erano, visto che volevano che andassi a rubare con loro».
Inizia così il suo "tour" da una casa famiglia all'altra: Roma, Norma, Bassiano e, in queste ore, Latina, in un centro di accoglienza notturna che fa parte del Sistema integrato di servizi ed interventi per l'emergenza sociale del Distretto Latina 2. «Ci sono tante persone che vorrei ringraziare. Persone che mi hanno aiutato dandomi un letto e da mangiare. Come adesso devo dire grazie al personale del Caffè Friuli che mi ha accolto e che si è subito prodigato per trovarmi una sistemazione. So che hanno contattato anche la Caritas».
Nel capoluogo ha cercato rifugio anche all'ospedale Santa Maria Goretti ma, ovviamente, non ha potuto essere ospitato in una struttura che non prevede questo tipo di ricoveri. «Quando mi hanno detto che non potevo dormire lì mi sono ritrovato in mezzo alla strada, al freddo, e poi ricordo solo di essermi sdraiato su un marciapiede e di aver preso sonno. Poi mi sono ritrovato davanti un'ambulanza e una volante della polizia. E subito dopo ho visto accorrere i ragazzi del bar».
Di tornare a Roma, però, neanche a parlarne. «Non voglio tornare in quella casa per stare sulle spalle di mia madre. Vorrei cavarmela da solo, magari per dare proprio una mano a lei, che adesso ha paura che venga accusata di avermi abbandonato».
E il futuro? «Cerco un lavoro, qualsiasi cosa, e un tetto. Se può servire posso dire che ho frequentato un corso alberghiero alla Scuola regionale di via Epitaffio».