C'è una cosa che l'amministrazione Coletta non potrà rimproverarsi in futuro: quella di non aver fatto di tutto, a differenza dei suoi predecessori, per dismettere il progetto della metropolitana leggera e per trovare una alternativa per dirottare i fondi. Il percorso è iniziato subito dopo l'insediamento di Coletta che da presidente di Rinascita Civile aveva osteggiato il progetto mettendone in rilievo, insieme ad altri comitati, l'insostenibilità economica. Da quel momento è iniziata una interlocuzione con il Ministero dei trasporti per capire come uscirne in modo indolore e se si potesse battere la strada di altre città come Parma che hanno battuto la strada del definanziamento non caricandosi l'onere del contenzioso, o quella di convogliare una parte dei soldi del Cipe in un altro progetto. Ma quest'ultima strada sembra essere la più complicata perché il Ministero ha spiegato che i soldi del finanziamento statale, legati alla legge obiettivo per finanziare grandi opere di mobilità, sono vincolati a quell'opera. A confermarlo l'assessore Giulio Capirci. "La legge è rigida sull'impiego di quei fondi – spiega e non ci permette di deviare da quel tipo di mobilità, potremmo intercettare altri finanziamenti per rendere più veloce il collegamento tra Latina e la stazione ma non tentare di recuperare quelli che erano destinati alla metro". La storia di questa interlocuzione è cominciata ad inizio 2017 con una lunga lettera scritta dal sindaco alla divisione 5 del Ministero dei Trasporti e alla Regione Lazio, dove si chiedeva l'attenzione del Cipe per non sottrarre del tutto alla città quegli 81 milioni di euro rimasti inutilizzati. Il ministero aveva già appreso dell'impossibilità di realizzare l'opera con i presupposti finanziari posti a base del contratto e della volontà di modifica del progetto, e per questo tramite il Dipe di Palazzo Chigi aveva chiesto nuove garanzie e documentazioni da parte del Comune. Coletta nella nota parlava di una forzata rinuncia ricondotta a criticità "ereditate" ma scriveva a Ministero e Regione che "un epilogo che conducesse alla mera irrealizzabilità dell'opera, si trasformerebbe in una ingiusta sanzione a carico dei cittadini, sacrificando un interesse pubblico alla realizzazione di un'opera considerata strategica e per questo finanziata dallo Stato". Per queste ragioni l'amministrazione tentava di proporre un piano B, chiedendo un definanziamento solo parziale dell'intervento e volendo riproporre un'opera di collegamento tra centro e stazione.
Le due proposte
Le soluzioni proposte da piazza del Popolo sono due. Quella definita "tradizionale" prevede di realizzare su via Epitaffio semplicemente una corsia centrale per gli autobus nella prossimità delle intersezioni e di riorganizzare il servizio lasciando solo due fermate tra la stazione e il centro allo scopo di aumentare la velocità del tpl a 40Km/h e di ridurre i tempi di percorrenza. La soluzione "innovativa" era quella invece delle navette elettriche che richiedono una corsia ridotta e riservata. «Non sono progetti che abbiamo abbandonato - spiega Capirci - prepareremo uno studio di massima su queste proposte, tenendolo pronto appena si verifichi una nuova opportunità di finanziamenti per il trasporto pubblico». Il problema però restano quegli 81 milioni, per i quali è stata avviata la procedura di definanziamento ma mai conclusa con una revoca ufficiale. «Quei soldi sono ancora impegnati per Latina, e fino a che non viene messo il punto, questa vicenda resta un grosso problema e un pesante intralcio finanziario sulla strada dell'ente».