Il caso Cervia continuerà ad animare le aule dei Tribunali di Roma. È notizia di questi giorni, infatti, che il ministero della Difesa - per il tramite dell'Avvocatura dello Stato - ha deciso di impugnare in Appello la sentenza con cui il Tribunale civile della Capitale lo ha condannato al risarcimento danni nei confronti della moglie e dei figli di Davide Cervia - il sottufficiale scomparso il 12 settembre 1990 in circostanze ancora oggi misteriose -. Lo Stato avrebbe dovuto simbolicamente versare un euro ai Cervia - visto che Marisa Gentile, Davide ed Erika Cervia avevano rinunciato al risarcimento da cinque milioni a fronte della rinuncia dello Stato ad avvalersi della prescrizione -, col ministero condannato per i comportamenti omissivi e negligenti messi in atto dalle articolazioni della Marina Militare, protrattisi per un lungo periodo di tempo.
Ad annunciare il via di un nuovo processo, con la prima udienza in programma a dicembre, è stata Marisa Gentile: «Voglio solo ricordare che il processo civile di primo grado presso il Tribunale di Roma si concludeva con la condanna del ministero della Difesa, lo stesso ministero - ha scritto su Facebook - che, non pago di tutto quello che è avvenuto negli anni, ha deciso di presentare appello avverso la sentenza stessa. Il processo inizierà il prossimo dicembre».

E non manca lo sfogo della moglie di Davide, pubblicato l'altro ieri, ossia nell'anniversario del rapimento del marito fuori dalla casa di Colle dei Marmi, a Velletri. «Oggi di Davide Cervia non parla più nessuno, non lo ricorda più nessuno e nessuno ha voglia di occuparsi di una storia così datata. È come se Davide Cervia non fosse mai esistito. Gli unici che si ricordano di Davide e dei suoi familiari sono i pezzi deviati delle nostre istituzioni che continuano ad ‘attenzionare' la famiglia».

A ricordare Cervia, però, ci ha pensato il presidente del Consiglio comunale di Velletri, Sergio Andreozzi, da sempre vicino alla famiglia: «L'immagine di un padre che viene tolto con prepotenza alla propria famiglia, unita alle tantissime e deplorevoli iniziative di depistaggio messe in atto, non ultime le sentenze che hanno dato ragione ai Cervia, sono un motivo di riflessione su quanto sia inquinato alle radici il nostro sistema. La presidenza del Consiglio comunale - ha evidenziato Andreozzi - ribadisce la propria solidarietà alla famiglia Cervia e si unisce alla richiesta di verità e giustizia che a gran voce deve continuare a risuonare, poiché lo Stato non può tollerare che un proprio cittadino venga rapito dalla sua vita di tutti i giorni per motivazioni oscure, tanto che a ventotto anni da quel giorno i passi avanti sono stati troppo pochi per la dignità e per il dolore di Davide Cervia e della sua famiglia».