L'incontro di venerdì tra i vertici di Corden Pharma e i sindacati, che si è tenuto nella sede di Unindustria, ha aperto uno spiraglio per i dipendenti. Certo, non si tratta di una soluzione definitiva, ma il fatto che l'azienda sia pronta a valutare la strada degli ammortizzatori sociali ha ridato speranza a quei 192 lavoratori in esubero ma anche a coloro che rischiano il taglio del 15% dello stipendio in vista del concordato.
Resta però una domanda a cui ancora oggi è difficile dare una risposta: per quale motivo si è deciso di prendere una via, quale il concordato, annunciato senza alcun preavviso, senza valutare anticipatamente la possibilità di utilizzare gli ammortizzatori sociali?
Un quesito che, oltretutto, non si pone soltanto a Latina. Infatti, in Italia esiste un altro caso simile a quello "Corden Pharma": si tratta di un'azienda che fa riferimento alla stessa holding che ha rilevato lo stabilimento di Sermoneta, cioè il gruppo International Chemical Investors Group (Icig) che ha sede in Lussemburgo.
A Trissino, in provincia di Vicenza, lo scorso 9 novembre è stata dichiarata fallita la Miteni, azienda che è entrata a far parte del gruppo finanziario Icig nel 2009, nello stesso anno in cui la holding lussemburghese aveva rilevato la Corden Pharma. Entrambe, nove anni fa, sono entrate a far parte del gruppo industriale composto da 16 aziende chimiche operanti in tutto il mondo. E sempre entrambe, in questo momento, stanno vivendo una grave crisi aziendale. Anche nel caso della Miteni, enti, istituzioni e sindacati si sono messi in moto per attivare tutti gli strumenti per garantire la salvaguardia dei posti di lavoro, che nel vicentino sono 200. La spiegazione della Miteni è stata la seguente: «L'azienda non ha guadagnato nulla, ha solo investito. Non sono mai stati percepiti dividendi», facendo riferimento ai 15 milioni di euro di investimento, ai 90 milioni di stipendi pagati e ai 20 milioni erogati alle ditte esterne.
Due casi simili a pochi giorni di distanza, il cui legame è sconosciuto e forse poco attenzionato, visto che i riflettori, al momento, sono tutti puntati su chi questa crisi la sta vivendo sulla propria pelle: i dipendenti. Eppure, se da una parte c'è chi vive una crisi aziendale, come nello stabilimento di Sermoneta, dall'altra la Corden Pharma rafforza altre aziende in Italia, aprendo nuovi impianti e promettendo assunzioni. È il caso di Caponago, in provincia di Monza, dove il 5 novembre scorso è stato inaugurato un nuovo impianto farmaceutico di produzione in asepsi dello stabilimento Corden Pharma locale, che secondo le previsioni potrebbe aumentare i lavoratori totali da 370 a 420 nel giro di tre anni. Il tutto per un investimento di oltre 20 milioni di euro. E se da una parte il sindaco di Caponago, Monica Buzzini, dice che «quando un'azienda decide di investire è sempre un'ottima notizia», dall'altra c'è il sindaco Claudio Damiano, che è costretto a dire l'esatto contrario, ossia che «il Comune di Sermoneta è in prima fila al fianco dei lavoratori, impegnandosi nel mantenimento del sito produttivo».
La scelta dei manager Corden Pharma è suffragata da numeri che, ai tavoli di confronto, sono apparsi davvero pesanti, sintomo di una crisi profonda. Ma certo non si può non notare la coincidenza tra le vicende di Vicenza e Sermoneta. Casualità, sicuramente. Ma sulla quale riflettere.